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Traduzioni. Jorge Luis Borges prima e dopo le Finzioni di Lucentini

Credo che sia un errore quello di pensare che la letteratura sia fatta di parole. Non è fatta di parole, cioè è fatta anche di parole, ma è soprattutto fatta di immagini, di sogni e di libri di citazioni e di citazioni di libri…” (dall’intervista che nel 1977 Alberto Arbasino fece a Jorge Luis Borges per la Rai, in occasione di un viaggio a Roma dello scrittore argentino).

Nel 1955 sono nato io. Ma questo non mi sembra rilevante. Vorrei invece richiamare l’attenzione sulla prima traduzione di un’opera di Borges, uno dei miei scrittori preferiti. Si tratta di Ficciones, che uscì per Einaudi, nella collana dei Gettoni, allora diretta da Elio Vittorini, per la traduzione di Franco Lucentini. Quell’anno Borges compiva 56 anni e da poco era diventato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, in seguito alla caduta del governo Perón, che ne aveva ostacolato la carriera pubblica e letteraria.

Borges
Ficciones (1944)

Nell’intervista citata, sollecitato da Arbasino, Borges parla di Perón abbastanza controvoglia, ricordando la netta opposizione politica che li divideva. Comunque: il nostro aveva già alle spalle una lunga stagione letteraria. Prima come poeta, con alcune raccolte uscite negli anni Venti. Poi con diverse e memorabili opere di “finzione”. Da Evaristo Carriego (1930) alla Historia universal de la infamia, di qualche anno successiva. Passando per alcune raccolte saggistiche, da Inquisiciones (1925) a Otras inquisiciones (1952), scritte in collaborazione con l’amico Adolfo Bioy Casares. Quando in Argentina escono Ficciones (1944) e El Aleph (1949), Borges è dunque un autore affermato nel proprio Paese. Nel nostro risultava sconosciuto ai più e la decisione di pubblicarlo arrivava attraverso la sua scoperta francese. Sono infatti d’oltralpe le prime traduzioni di queste importanti raccolte di racconti. In particolare fu Roger Caillois, nel 1951, a decidere di pubblicare Fictions nella prestigiosa collana La Croix du Sud che dirigeva per Gallimard.

Eppure, come ben ricostruito da Gabriella Gavagnin, Ficciones non era la prima traduzione di Borges in italiano. Nel decennio precedente la Seconda guerra mondiale erano infatti uscite alcune poesie giovanili. In questo, come ha ricordato anche lo stesso Borges in una delle sue prime interviste italiane (a Lamberti Sorrentino in Borges, il più grande scrittore del mondo, L’Europeo del 23 gennaio 1975, pp. 68-70), il nostro Paese è stato il vero apripista al di qua dell’Atlantico. Ma Borges non era forse più lo stesso. Fervor de Buenos Aires, la sua prima raccolta poetica, uscita in poche centinaia di copie e a sue spese nel 1923, aveva nel frattempo cambiato completamente pelle.

Borges
Jorge Luis Borges nel 1951 (foto Grete Stern)

Non ho riscritto il libro”, precisa nella sua prefazione all’edizione che uscirà molti anni dopo, nei Sessanta, quando è ormai un autore di culto di statura internazionale. “Ne ho mitigato gli eccessi barocchi, ho limato asperità, ho cancellato sentimentalismi e vaghezze”. Ma se pensiamo che anche la raccolta di saggi Inquisiciones del 1925 è stata di fatto ripudiata, allora forse non ci si stupirà se la traduzione italiana di Ficciones – così  come quella francese – arriva molti anni dopo, bypassando completamente la lunga e significativa sequela di opere che Borges aveva già prodotto in Argentina. Così scriveva Eco nel 2001: “…credo che sia nel ’56 o ’57 che Sergio Solmi, passeggiando in Piazza del Duomo, una sera mi ha detto: ‘io ho consigliato a Einaudi di pubblicare questo libro (Finzioni), non siamo riusciti a vendere neanche cinquecento copie, lo legga perché è molto bello’”.

Borges
Scrittori tradotti da scrittori

Così mentre in Francia Borges funziona quasi subito, per avere un riscontro nel lettore italiano bisognerà aspettare il 1959, con L’Aleph per Feltrinelli. La traduzione in quel caso è di un profondo esperto di letteratura ispanoamericana, Francesco Tentori Montalto: come aveva già fatto Cesare Maccari in uno dei primi fondamentali articoli su Borges poeta, uscito nel 1936 in testa alle prime traduzioni di versi, rileva “il carattere fantastico metafisico” della scrittura del nostro.

Una lettura forse “precostituita” e in gran parte già anticipata da Lucentini, la cui traduzione  a lungo è stata giudicata esemplare, tanto da essere inclusa anni dopo nella collana einaudiana Scrittori tradotti da scrittori.

Come però rilevava Stefano Tedeschi: “Molti anni più tardi, lo stesso Lucentini tornerà a riflettere su quella traduzione (in particolare sul racconto La biblioteca di Babele) e la giudicherà guidata da una serie di ‘sviste compulsive’ che si muovono però in direzioni assai chiare. Allora el furgón en una vía muerta diventa un furgone in un vicolo cieco grazie a una ‘svista compulsiva’ che costringe il traduttore a vedere un molto più metafisico vicolo cieco piuttosto che un realistico binario morto in una stazione (L’ispanoamericano in lingua italiana, su Tradurre, 2015)”.

Allora: “Tante stranezze non possono essere attribuite solo a possibili errori di traduzione, peraltro mai corretti nelle numerosissime successive ristampe, quanto piuttosto a un’idea più globale che sottintende all’intero lavoro. I primi lettori italiani di Borges sembrano davvero ossessionati dall’impresa di scoprire significati nascosti nei racconti di Finzioni e perdono di vista così il senso del gioco letterario, l’ironia acuta e profonda che sottende a tutta la sua opera”.

La stessa scelta del titolo italiano della raccolta che contiene La biblioteca di Babele tradisce questa volontà. Ma, come dichiara Borges ripresentando nel 1969 la sua prima silloge poetica, il giovane ultraista colpevole di “innocenti novità rumorose” che l’aveva pubblicata nel 1923 e colui che ora “si rassegna o corregge” sono inequivocabilmente la stessa persona: “entrambi diffidiamo del fallimento e del successo, delle scuole letterarie e dei loro dogmi… entrambi veneriamo Schopenhauer, Stevenson e Whitman” – e infatti Fervore di Buenos Aires prefigura “tutto quel che avrei fatto in seguito”.

Nella foto di apertura, una curiosa foto di Borges e delle sue fans, datata 1976

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