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Franchini e i libri. Passione, competenza e mercato

C’è chi legge perché deve. Chi legge per piacere. Chi legge per imparare. E poi ci sono persone per le quali i libri, a un certo punto della vita, smettono di essere soltanto libri. Diventano lavoro, casa, ossessione, memoria, amicizia, perfino una forma di carattere.

Io credo di appartenere – almeno un po’ – all’ultima categoria. E forse è per questo che, girovagando come faccio ogni settimana nella libreria vicino a casa, mi sono bloccata davanti a Leggere possedere vendere bruciare (Marsilio), autore Antonio Franchini. Il libro è uscito la prima volta nel 2022, è stato ripubblicato lo scorso anno ed è ancora in bella evidenza tra i volumi consigliati dai librai.

Franchini è uno scrittore bravissimo (il suo ultimo Il fuoco che ti porti dentro, diventato anche un film, colpisce al cuore). Ed è stato anche per anni editor e poi direttore editoriale della narrativa italiana per Mondadori (e in seguito per Giunti). In Leggere possedere vendere bruciare racconta un mondo che ho “respirato” per quasi 30 anni citando tanti che ho conosciuto. E dimostrandosi assai più simpatico di quanto sembrasse allora a una giornalista come me, che lo guardava con un po’ di timore.

Franchini

Di Leggere possedere vendere bruciare mi ha colpito “vedere scritto” che ciò che ruota intorno ai libri e alla lettura non è solo passione, bravura, competenza. Ci sono denaro, possesso, mercato, mestiere, vanità, fatica. Il titolo sembra quasi una piccola sequenza di tentazioni. Leggere, certo. Possedere: già qualcosa cambia. Vendere: ancora di più. Bruciare: il gesto definitivo, quello che mette in discussione l’dea stessa che abbiamo del libro come oggetto intoccabile.

Ora che ho un’età autorevole dei libri non sempre (anzi, quasi mai) ricordo i titoli. Ma ho ben presente ciò che ho letto e le copertine e dove li ho comprati. Tra le pagine di alcuni di loro conservo un fiore, o un biglietto…

Ho una casa molto normale se non fosse per le librerie che tappezzano tutte le pareti. Non c’è persona che non sia entrata e non si sia fermata a vedere quei libri che tante volte ho tentato di ordinare (per genere, per alfabeto) senza mai riuscirci. Non li ho letti tutti, e non riuscirò a farlo, a meno che la sorte mi faccia vivere 150 anni. Ma non li presto. E non regalo (buttare un libro non è contemplato) quelli che non mi interessano più.

Franchini libri
“Antonio Franchini – Salone Internazionale del Libro” by il Circolo dei lettori is licensed under CC BY 2.0.

Franchini racconta bene come, quando si ami qualcosa e contemporaneamente ci si lavori, l’incanto non scompaia: semplicemente si complichi. Il libro che per un lettore come me è curiosità, piacere, interesse, per chi ci lavora può essere una copertina da scegliere, una tiratura, una consegna, una presentazione, una pila di copie da spostare, un conto da pagare. È ancora cultura, naturalmente, ma è anche un mestiere. E forse proprio questa doppia natura è una delle cose che Franchini mette in campo con maggiore libertà: l’amore per i libri non ha bisogno di essere idealizzato. Un libro può essere bellissimo e non vendere. Può vendere moltissimo e non essere amato da chi lo vende. Può essere adorato da chi lo ha scritto e lasciare completamente freddo chi lo legge. Può diventare un oggetto prezioso, oppure finire dimenticato su uno scaffale. Può essere cercato per anni e poi, una volta trovato, restare lì, intonso.

Ne ho scritti quattro di libri nella mia vita. E leggere come Franchini racconti, insieme ai tormenti dell’editor, le speranze dell’aspirante scrittore mi ha fatto sorridere. C’è davvero tutto, nel bene e nel male, nelle sue parole.

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