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Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth: una lezione di anatomia narrativa

Nel 1971 nella letteratura d’intrattenimento si assiste a una svolta con la pubblicazione del libro Il giorno dello sciacallo, romanzo d’esordio del giornalista britannico Frederick Forsyth, classe 1938, uno dei più giovani piloti di caccia della Royal Air Force, poi corrispondente per la Reuters da Parigi negli anni Sessanta. Secondo la leggenda, la prima stesura dell’opera fu completata in appena 35 giorni; eppure, dietro quella che potrebbe sembrare una estemporanea e fortuita ispirazione, si cela una macchina narrativa apace di ridefinire le regole del thriller d’azione e di spionaggio.

Nella letteratura di genere non è raro imbattersi in trame concepite per tenere avvinto il lettore con varie tecniche retoriche: qui invece la forza del romanzo risiede nello stile stesso della scrittura, oltre che nella minuziosa ricostruzione di Forsyth del contesto storico, in cui le drammatiche spaccature sociali causate dalla decolonizzazione e dalla guerra d’Algeria convivono con un apparato di controllo statale paranoico e opprimente.

Forsyth
Qui, negli Oscar. La traduzione è di Marco Tropea

Infatti l’azione si svolge per lo più in Francia nel 1963: l’autore immagina che un gruppo di membri dell’OAS (Organisation de l’armée secrète), che si opponevano alla fuoriuscita dei francesi dall’Algeria voluta da Charles de Gaulle, ingaggi un sicario per realizzare un attentato omicida ai danni del presidente francese. Questo sicario è un cittadino britannico che si fa chiamare “lo Sciacallo”. L’intero romanzo è la storia dei preparativi dello Sciacallo per compiere il delitto a cui si contrappongono i tentativi della polizia francese di catturarlo ed è significativamente strutturato in tre grandi macrosequenze (Anatomia di un complotto, Anatomia di una caccia all’uomo, Anatomia di un omicidio) che ci conducono con leggerezza verso l’epilogo.

L’elemento più innovativo di questo libro è che il finale è noto in partenza: sappiamo infatti che il sicario fallirà nella sua missione, poiché la storia insegna che il generale Charles de Gaulle non morì vittima di un attentato. Quindi, a meno di non voler immaginare di essere in presenza di una storia distopica alternativa, la suspense non riguarda l’esito dell’impresa, ma si sposta sulla sfida tra i due protagonisti, cioè lo Sciacallo e l’investigatore che gli dà la caccia, il commissario francese Claude Lebel.

I due contendenti appaiono diametralmente opposti ma fondamentalmente complementari, accumunati da un’ossessiva e maniacale ricerca della perfezione. Da una parte troviamo lo Sciacallo: un professionista camaleontico e imperscrutabile, abile nei travestimenti, geniale nella pianificazione, capace di passare sempre inosservato. Dall’altra parte c’è la figura dell’investigatore Lebel, che sembra un grigio burocrate: costretto a muoversi nell’ombra e privo di mezzi appariscenti, è però dotato di una logica e di un metodo di lavoro inflessibili, che lo rendono un degno avversario dello Sciacallo.

Forsyth
Frederick Forsyth, ex pilota della RAF, guida un aeroplano d’epoca nel 1975

L’opera si trasforma così in un conflitto psicologico e strategico tra i due. Si resta col fiato sospeso esattamente come quando si osserva una complessa partita tra grandi maestri di scacchi, chiedendosi non chi vincerà, ma chi sbaglierà per primo, e come. In questa scacchiera ad altissima tensione, l’autore non risparmia i pezzi e le vittime sono meri danni collaterali: tanti infatti sono i “pedoni” sacrificati sull’altare della partita, tra comparse, omosessuali travestiti, baronesse bisognose d’amore, piccoli falsari ricattatori, poliziotti e testimoni inconsapevoli destinati a morire nell’oblio.

Forsyth, tuttavia, non trascura, pur usandoli con parsimonia, alcuni accenni alla psicologia dei personaggi. Per esempio, quando lo Sciacallo è in Costa Azzurra diretto verso a Parigi dove dovrà compiere l’attentato, riceve la notizia che la sua copertura è saltata, ma sceglie di andare avanti comunque con il piano previsto. Per giustificare questa decisione, Forsyth offre una lucida spiegazione delle motivazioni del sicario, cinica ma non troppo, spietata e antisentimentale, misurata ma verosimile proprio come la prosa di questo autore che sarebbe diventato celebre e ricco, ma che forse, mentre da giovane squattrinato scriveva questo suo capolavoro, aveva ancora in bocca il sapore del tè tiepido:

“Guardò il mare ingioiellato e le snelle ragazze abbronzate che passeggiavano sulla spiaggia, le Cadillac che arrivavano con un lieve fruscio di gomme e le Jaguar ruggenti lungo la Croisette, e i giovani abbronzati che le guidavano con un occhio alla strada e l’altro al marciapiede alla ricerca di un facile approccio. Ecco quello che aveva sempre sognato, dai giorni lontani in cui, il naso contro le vetrine delle agenzie di viaggio, fissava attonito i manifesti che descrivevano un altro genere di vita, un altro mondo, lontano dalla vita faticosa fatta di treni per i pendolari, di moduli in triplice copia, di fermagli per le carte e di tè tiepido”.

Onore al merito alla traduzione di Marco Tropea, futuro fondatore della Marco Tropea Editore, scomparso pochi anni fa, importante animatore culturale, giornalista, traduttore, editore, che ebbe tra gli altri il merito di diffondere in Italia libri gialli di qualità.

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Edward Fox è lo Sciacallo nel film del 1973

Dato il grande successo internazionale che si aggiudicò il romanzo Il giorno dello sciacallo, nel 1973 ne venne tratto un film, diretto da Fred Zinnemann, un regista austriaco di origine ebraica emigrato negli Stati Uniti nel 1929. Già autore di pellicole molto celebri e vincitore di diversi premi Oscar, Zinnemann in quel momento stava affrontando un periodo di difficoltà professionali, pertanto colse al volo la possibilità di trarre un film dal testo di Forsyth. La sua regia misurata, rigorosamente referenziale, contribuì senza dubbio al successo della pellicola; questo gli diede l’abbrivio per il film successivo, Julia, del 1977, per il quale ottenne tre premi Oscar, tratto anch’esso da un romanzo (il libro autobiografico di Lilian Hellman, compagna di Dashiell Hammett), con due protagoniste d’eccezione come Vanessa Redgrave e Jane Fonda.

Per riuscire a ridurre a 143 minuti di film un romanzo dettagliato e fluviale come Il giorno dello sciacallo, Zinnemann decise di asciugare il più possibile la sceneggiatura, privilegiando l’azione rispetto alle descrizioni minuziose che spesso Forsyth dedica ad aspetti procedurali, come per esempio la costruzione del fucile per l’attentato o i sotterfugi burocratici per ottenere un passaporto inglese falso. Le discrepanze rispetto al romanzo, dunque, sono più che altro delle omissioni e, nel complesso, la sceneggiatura è fedele al testo originale.

Michael Lonsdale è Lebel nel film del 1973

Poiché l’obiettivo è ovviamente quello di creare suspense, Zinnemann a sorpresa usa uno stile registico in levare, perché non si serve di musiche enfatiche per sottolineare passaggi salienti, non usa effetti speciali mirabolanti, ma al contrario resta molto aderente alla ambientazione storica, curando in modo maniacale costumi, scenografie, dettagli d’epoca. Inoltre Zinnemann ha la felice intuizione di utilizzare un montaggio incrociato, con cui alterna scene in cui vediamo lo Sciacallo in azione (Edward Fox, bello e algido) e il commissario Lebel al suo inseguimento (un Michael Lonsdale perfetto, impacciato quanto basta per non essere caricaturale); queste scene si susseguono sempre più  brevi e rapide fino al momento finale in cui i due protagonisti si troveranno faccia a faccia.

Il lettore e spettatore moderno, abituato alle roboanti avventure dell’agente 007, di cui lo Sciacallo condivide l’aplomb, l’eleganza raffinata e una fredda familiarità con la tecnologia (nonché la passione per le auto sportive: qui lo Sciacallo guida una splendida Alfa Romeo Giulietta spider bianca), si trova davanti a un’esperienza del tutto peculiare, che però a cinquant’anni di distanza non perde mordente.

Infatti sia il romanzo che il film sono meccanismi narrativi implacabili, senza essere chiassosi o stereotipati, e ciò dimostra come la grande letteratura di genere, tra i cui esponenti si può senza dubbio annoverare Frederick Forsyth, pur rimanendo perfettamente godibile, sappia farsi specchio fedele delle tensioni, delle ossessioni e delle complessità di un’intera epoca.

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Frederick Forsyth nel 2003

Nella foto in apertura, un frame del film di Fred Zinnemann

(Credit: Frederick Forsyth nel 2003 Das blaue Sofa.File:Frederick Forsyth in Lynn Garrison’s Triplane, Powersourt, Ireland 1975.jpg” by LynnGarrison9281 is licensed under CC BY-SA 4.0.)

  • Lorenza Lullini, docente di italiano e latino in un liceo di Bologna e blogger culturale, scrive qui di libri importanti e dimenticati

 

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