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Gabriele Micalizzi. L’Isis nella graphic novel del fotoreporter che non poteva morire di lunedì

«La vita è un perpetuo oscillare tra immobilismo e azione. La guerra non è da meno. Lunghi momenti di nulla e un attimo dopo il fuoco. L’ansia sale, l’eccitazione sale, i pensieri mi assalgono, l’adenalina scorre nelle vene: l’esplosione è forte, un suono di plastica avvolge l’aria e le mie orecchie. Il caos ha il sopravvento».

E’ l’11 febbraio 2019. A Baghuz, in Siria, una granata montata su un Rpg, razzo anticarro, sparata dai miliziani dell’Isis, esplode a pochi passi dal fotoreporter Gabriele Micalizzi, che viene investito dallo scoppio. L’elmetto e il giubbotto antiproiettile lo proteggono ma le schegge lo colpiscono al viso. La macchina fotografica che sta usando gli fa da schermo e gli salva gli occhi.

Micalizzi sta seguendo l’offensiva delle forze curdo arabe nell’area di Dayr az Zor contro l’ultimo bastione dell’Isis. Sospeso tra la vita e la morte, «mentre il caos ha il sopravvento», a Micalizzi tornano in mente i ricordi più forti, quelli dei suoi ultimi anni, della guerra, della prima linea, delle milizie dell’Isis inseguite con la macchina fotografica dalla Libia alla Siria.

Da quei momenti a terra in cui la ghiaia si impasta con il sangue, da quei ricordi, nasce il racconto autobiografico a fumetti Non si muore di lunedì. Storia del fotoreporter sopravvissuto all’ISIS (Signs Publishing) con i disegni realizzati da Elena Cesana.

Micalizzi, milanese, fa parte di Cesura, un collettivo e laboratorio di fotografia che ha fondato insieme a Luca Santese e Andrea Rocchelli, il fotogiornalista rimasto ucciso in Ucraina nel 2014. Le sue foto che documentano scenari internazionali di crisi sono state pubblicate da giornali come The New York Times, New Yorker, Newsweek, Wall Street Journal.

«Sono uno di periferia e continuo a esserlo. Mi identifico coi perdenti. Do del tu al disagio» ha detto nel marzo scorso a Francesco Battistini in un’intervista al Corriere della Sera in occasione dell’uscita di In guerra (Cairo), la sua biografia scritta insieme al giornalista Moreno Pisto. «Ho capito che volevo fare questo lavoro a Bangkok. Nella rivolta delle Camicie rosse. Io vengo dal ribellismo, sono cresciuto col mito di Mad Max e Fight Club, mi emoziona raccontare le rivoluzioni popolari spontanee più che le guerre d’interesse… Allora, sono in Thailandia ed esplode una granata. Un ragazzo vicino a me cade. È ferito. L’abbraccio, lo trascino in zona sicura. È vivo. E comincio a fotografarlo».

micalizzi non si muore di lunedì copertina

In Non si muore di lunedì la narrazione avviene per immagini, con i disegni ma anche con le foto dello stesso Micalizzi. La storia inizia nel momento in cui il fotoreporter viene colpito. Da lì si ripercorrono i tre anni precedenti e gli eventi che lo hanno portato a trovarsi in quella situazione.

Uno dei protagonisti forti della graphic novel è la morte. Scrive nella prefazione Enrico Dal Buono: «C’è chi la attende e osserva con occhi sgranati l’immediato futuro, una porta da cui la morte farà il proprio ingresso trionfalmente banale. C’è chi se la sente già addosso e guarda in camera per cercare un appiglio nelle cose del mondo che se ne va. C’è chi la evoca con le armi da fuoco e scaglia la sua furia nera ed eterna contro il nemico. La disposizione dei corpi, il gesticolare cristallizzato delle mani, l’iconografia della distruzione: ecco le coordinate che ci permettono di immaginare la curva della sua falce».

Il volume è integrato da 30 pagine con foto inedite di Gabriele Micalizzi, suddivise in 4 capitoli con didascalie introduttive dedicati rispettivamente a reportage realizzati in Libia e in Iraq nel 2016 e in Siria nel 2017 e 2019. E contenuti interattivi in realtà aumentata (QR code).

 

Il libro: Gabriele Micalizzi Non si muore di lunedì. Storia del fotoreporter sopravvissuto all’ISIS (Signs Publishing)

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