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Allonsanfàn
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#TFF38. The Evening Hour di Braden King: negli Usa rurali, un giovane tra spaccio e riscatto

Tutti a seguire il pick up Ford del giovane Cole, dalle parti di Dove Creek, West Virginia, dove alla pace dei monti Appalachi e della vegetazione inquadrata in suggestive cartoline si contrappone la povera realtà dei vivi: grandi case in decadenza, trailer scassati, un paio di bar da tipica provincia Usa, l’ospizio gestito dalla buona volontà dei singoli.

Che sono bravi diavoli come Cole: ha sofferto da piccolo per la madre assente e ha pure patito il nonno ingombrante, che era il pastore della comunità. Il giovane fa il paramedico con impegno e dedizione, verrebbe da dire che è un santo ragazzo, non avesse una seconda vita, sottotraccia, visto che fa raccolta di antidolorifici presso i vecchietti e frequenta troppo il pusher locale, il pittoresco Everett. Niente di che. Ma come era preventivabile, quando ricompare nella cittadina un vecchio e losco amico, con l’idea di spacciare “alla grande”, comincia un’altra storia…

Basato sull’omonimo romanzo del 2012 scritto da Carter Sickels, The Evening Hour è già stato presentato al Sundance Festival ed è l’ultimo film dell’ambizioso Braden King (regista classe 1971) già noto per Here, e per videoclip girati con gente di tutto rispetto indie come Sonic Youth, Sparklehorse, Bonnie Prince Billy.

Qui sfrutta la sua passione musicale per costruire una colonna sonora particolarmente efficace: alt country e atmosferica, firmata dagli abituali collaboratori del gruppo “liquido” di Michael Krassner, il Boxhead Ensemble, la soundtrack fa da coro greco alla vicenda e l’accompagna nei momenti clou.

Scoppi di violenza, rapporti amorosi triangolari – la bella e problematica Stacy Martin che si trova equidistante al Buon Cole-Philip Ettinger e al Cattivo Terry-Cosmo Jarvis – funerali e grandi ritorni inaspettati (la madre è Lily Taylor) increspano una narrazione solida, povera ma non troppo, ben incastonata nel paesaggio. Abituati all’iperrealismo di tanti prodotti cool sulla provincia americana, facciamo un po’ di fatica a entrare nella storia, ma poi, una volta passati “dentro lo schermo”, il film riesce a comunicare il mood dei personaggi: spiazzamenti e vuoti identitari, paure e speranze, una ricerca di senso che è desiderio di un qualche (possibile?) riscatto. In concorso al #38TFF

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