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Allonsanfàn
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Fake reviews. L’isola dei famosi era meglio come la facevano una volta a Filicudi

Impossibile sfuggire alla tentazione di recensire L’isola dei famosi. Devo confessare che anche io ho partecipato a un’edizione dell’Isola dei famosi e quindi so bene di che parlo. Era l’estate del 1981, frequentavo una scuola della periferia nord di Roma, fu il viaggio immediatamente successivo al nostro esame di maturità, ossimoro beffardo, ed eravamo al massimo della fama in quel periodo. Io perché ero l’unico incensurato del gruppo, per cominciare.

Con me c’era Capoccione, che era famoso nel quartiere oltre che a scuola perché riuscì a sopravvivere a due overdose. Alla seconda ci arrabbiammo molto con lui perché ci aveva giurato dopo la prima volta che non avrebbe mai più toccato l’eroina e in effetti, scoprimmo poi, non ci aveva mentito: la seconda fu causata dalla cocaina. Poi il più famoso, l’unico con tendenze intellettuali, Corradino Millemosse, detto così perché la tensione per il suo impegno nel collettivo politico lo aveva portato a sviluppare una serie di tic nervosi e quando parlava era difficile anche all’interlocutore restare fermo. Scalogno, per il suo odore acre, stupì invece il mondo riuscendo a rollare una canna con sette cartine lunghe, la prima volta aiutandosi con un fil di ferro e la seconda, con vento che soffiava al di sotto dei due metri al secondo e quindi record omologato anche dalla federazione internazionale, con il solo aiuto delle mani. Infine Bradipo, il ladro ufficiale del gruppo, lento nel pensiero ma veloce di dita, quando le autoradio erano aggeggi che pesavano due chili per venti centimetri di lato, che aveva il cuore grande e finanziò il viaggio in treno fino alla meta. Non firmammo un contratto e non chiedemmo un ingaggio per partecipare, eravamo artisti d’avanguardia.

Partimmo alla volta di Filicudi, che prima che lì si comprassero casa Rutelli, la Melandri e altri alfieri del benpensantismo romano era un’isola selvaggia dove il campeggio libero seppur vietato trovava tolleranza. La prima nomination scattò appena scesi nell’isola. A vendere il pane nell’unico spaccio vicino al porto c’era un signore particolare, l’unico caso di lebbra secca in Europa, guarito ma con delle squame impressionanti sul volto e con due incisivi soltanto, di sicuro, non è politicamente corretto dirlo, faceva un po’ anzi molta impressione. Non ci fu il televoto ma mandammo er Bradipo, che rimase talmente sconvolto che non rubò mai niente nel negozio fino alla fine del soggiorno.

Arrivati in prossimità della mini collinetta che portava agli scogli e al mare cominciarono le prove di abilità. La prova era molto difficile e consisteva nell’individuare i romani presenti, praticamente tre quarti dei campeggiatori, per montare la tenda lontano da loro. Io e Corradino individuammo subito gli autonomi e gli anarchici, ma commettemmo un errore fatale che a sera ci costò caro: siccome la tenda accanto a cui ci eravamo accampati era chiusa non ci preoccupammo d’indagare sugli occupanti, così all’ora di cena sbucarono dal nulla Antonello detto Cochis e Vittorio “c’hai cento lire”, frikkettoni molesti con tanto di bonghi regolamentari da frikkettone, che bazzicavano scuola sempre alla ricerca di qualcuno a cui scroccare da fumare a da bere. Per due giorni Capoccione, Scalogno e Bradipo non ci rivolsero la parola e solo tanti anni dopo mi rendo conto che furono gli unici giorni tranquilli.

C’era anche l’ospite d’onore, come in tutti i reality che si rispettano: all’alba del quinto giorno trovammo un tizio che dormiva fuori dalla nostra tenda. Non aveva nulla addosso se non il costume da bagno, sarà stato alto non più di un metro e mezzo, e una piccolissima borsa di tolfa a tracolla da cui uscivano talmente tante cose che lo ribattezzammo Eta Beta. Veniva dal Belice, viveva in una baracca fin dal terremoto di tredici anni prima e aveva girato tutto il mondo senza possedere una lira, diventò il nostro opinionista di fiducia. Eta Beta non si era limitato a fumare qualsiasi tipo di sostanza psicotropa esistente sulle terre emerse, ma aveva raccolto in un libricino nero con i risvolti rossi tutti i dettagli. Odore, combustione, effetti, tempi d’inspirazione ed espirazione ottimali. Un personaggio a metà tra il Don Juan di Castaneda ed Héctor Chacón di Manuel Scorza. La sera intorno al fuoco ci raccontava i suoi viaggi e noi lo interrogavamo come Gesù tra i dottori del tempio nel quinto mistero gaudioso. A differenza delle attuali edizioni dell’Isola dei famosi i nostri autori erano il meglio che la cultura del tempo potesse esprimere.

La svolta fu quando pensavamo di essere ormai al termine della vacanza e invece trovammo un portafogli con centomila lire dentro. Molto prima che nel programma varato da Simona Ventura si ponesse il problema della fame dei concorrenti noi non avevamo concorrenti per il nostro stato di miseria. Andavamo avanti a insalata e simmenthal. Gli insetti non si azzardavano nemmeno a girarci intorno perché intuivano la fine che avrebbero fatto. Quando trovammo il portafogli su un sentiero devo dire con orgoglio che il gruppo dimostrò una compattezza etica inaspettata: neanche per un momento ci venne in mente di trovare il proprietario. La mattina seguente però al risveglio l’amara sorpresa: erano spariti la tenda accanto, Cochis, C’hai cento lire e, soprattutto il portafogli. Dovemmo architettare dei piani ingegnosi per tornare a Roma senza pagare traghetto e treno. Bradipo la prese molto sul personale. Non si ruba ai ladri, andava ripetendo alzando sempre più la voce e giurando vendetta. Che arrivò il giorno dopo, quando dopo molto rimuginare individuò la rappresaglia. Chiamò dei suoi amici a Roma e diede indicazioni precise che non volle condividere con noi. Solo mesi dopo venimmo a sapere che Cochis era stato arrestato perché nel corso di una perquisizione a casa sua la polizia aveva ritrovato oggetti rubati per circa un milione di valore. Fu così che all’unanimità, anche se non in diretta ma con qualche settimana di ritardo rispetto alla conclusione del viaggio, decidemmo che er Bradipo era il vincitore assoluto dell’edizione dell’Isola dei famosi del 1981.

 

Credit: “Filicudi vu d’avion” by Nanel4 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

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