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Allonsanfàn
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Salone del Libro di Torino. Storie di 220.000 visitatori (e di un cagnolino)

La signora in testa a una coda lunga – credo – quasi un chilometro (sono i “non prenotati” che sperano di entrare all’incontro, uno dei moltissimi in programma al Salone del libro di Torino) ha almeno 80 anni o forse qualcuno di più. Aria da sessantottina – che riconosciamo noi, ragazzi degli anni Sessanta – se ne sta dritta e aspetta. Il severo studente (“sono un universitario” mi spiega) che controlla gli accessi (“prima i disabili, poi gli invitati, poi i prenotati, poi – se resta posto – gli altri) le rivolge un sorriso e le chiede: “Da quanto è qui?”. Lei è qui da quasi due ore, in piedi, perché vuole sentire (ASSOLUTAMENTE, sottolinea) Marco Travaglio raccontare la storia di Israele e Palestina. Sulle ragioni si potrebbe discutere, ma non è gentile contrariare la signora che spiega che in Travaglio lei vede se stessa da giovane, “quando si dicevano le cose come stavano anche sui giornali, e non come oggi che i giornalisti sono tutti servi del potere” (io nascondo sotto la maglietta il mio pass che ha la scritta stampa).

Mentre la sessantottina si prende i complimenti delle altre decine di persone in fila per Travaglio (“ah i giornali, i giornalisti, la carta stampata… che fine”), poco distante una coppia molto carina, lei con una grande borsa piena di libri – sbircio i titoli, mi paiono di filosofia e politica – ma un’espressione arcigna, lui una testa di riccioli scuri e un bellissimo cagnetto accanto, si dicono addio per sempre. Almeno, lei prima lo manda, nemmeno tanto cortesemente, a quel paese (con parole più esplicite però), poi si volta e se ne va dritta verso il padiglione 2. Il ragazzo resta lì, ma non è lui che lascia sconcertati. È lo sguardo smarrito (sconfortato, triste, impaurito) di quel bellissimo cagnetto nero e bianco educatamente tenuto al guinzaglio dal povero abbandonato. Uno sguardo così desolato che verrebbe voglia di correre dietro alla feroce fanciulla e convincerla che – pazienza il fidanzato – ma no, non si può lasciare un cane in quel modo.

Due storie piccole piccole tra quelle delle 222.000 persone che hanno visitato l’edizione numero 36 del Salone Internazionale del Libro di Torino. 222.000 visitatori “in viaggio” tra i padiglioni 1, 2, 3, 4, l’Oval, il Centro congressi e la Pista 500.

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Paolo Sorrentino e Francesco Piccolo al Salone del Libro di Torino ©Musacchio Pasqualini/MUSA

Un’edizione dai numeri importanti: 137 mila metri quadrati espositivi, 800 stand, 51 sale e 180 laboratori, oltre 2.000 eventi al Lingotto e 650 sul territorio con il Salone Off.

Ma quello che affascina è la gente. Zaini, sandali, acqua per sopportare un caldo che ha dell’anomalo (o forse è la folla), mappe per non perdersi tra i corridoi (ma si ci si perde comunque), e tanta tanta tanta pazienza.

Per poter ascoltare scrittori come Alessandro Barbero, Naoise Dolan, James Ellroy, Antoine Gallimard, Abdulrazak Gurnah, Felicia Kingsley, Jeff Kinney, Guadalupe Nettel, Eshkol Nevo, David Nicholls, Amélie e Juliette Nothomb, Orhan Pamuk, Rokia, Alexandra Lapierre, Salman Rushdie, Murata Sayaka, Roberto Saviano, Ben Smith, Paolo Sorrentino, Elizabeth Strout, Camila Sosa Villada, Don Winslow, Zerocalcare (che mette pace tra i giovani manifestanti pro Palestina e il suo libro Quando muori resta a me è il più venduto al Salone) insieme a moltissimi altri.

E per poter vedere da vicino personaggi come Gino Paoli, Luciana Littizzetto, Brunori Sas, Manuel Agnelli, Big Mama, Fedez e, primo tra tutti, in un delirio di folla, Gianni Morandi che ricorda Marcello Marchesi cantando “Che me ne faccio del latino, no, no, no no, Se devo dire pane al pane ne ne ne ne”…

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Gianni Morandi e Luciana Littizzetto al Salone del Libro @Fucilla, Dal Pozzolo/MUSA

Su questa edizione del Salone si discuterà parecchio, è la prima diretta da Annalena Benini, su cui ci sono lodi sperticate e mugugni mica da ridere, ma certo quello che mette allegria è la quantità di giovani presenti: 28.343 tra docenti e gli studenti, di cui 5.230 provenienti da fuori Piemonte. E poi altre migliaia di ragazzi e ragazze interessati a scrittori e a libri.

Crisi dell’editoria, nessuno legge più nulla, sono tutti incollati agli smartphone… Dai che forse – e il Salone di Torino ne è la prova – non è così.

Dedicato a Mattia, sui 15 anni, che si è fermato allo stand di Zolfo, ha preso in mano il libro Verità nascoste che ho scritto con Luigi Ferro, mi ha chiesto cosa fosse, mi è stato ad ascoltare e poi ha chiesto ai genitori di comprarlo e a me di firmarlo. Che belli i ragazzi come lui

credit foto in apertura: Pasqualini & Musacchio – MUSA

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