L’8 gennaio 1880, in una pozzanghera lurida sul selciato di San Francisco, moriva Norton I, l’imperatore degli Stati Uniti d’America e protettore del Messico. Crollato faccia in avanti, forse colpito da un infarto, indossava come sempre, seppur sporca e consunta, la sua divisa imperiale, con le spalline dorate e la sua grande piuma di gallo. Aveva 61 anni.
I funerali che la città gli tributò furono all’altezza della sua fama: 10 mila persone seguirono la bara, le imposte di negozi e uffici furono chiuse in segno di rispetto e cordoglio. Il San Francisco Chronicle intitolò: «Le Roi est mort. The Emperor of the United States in the tomb».

Un momento. Quando mai c’è stato un imperatore degli Stati Uniti (tralasciando al momento la sua seconda carica di “protettore del Messico”)? Ovviamente mai. Eppure se un sovrano regnò nella lunga storia americana, quello fu proprio Joshua Abraham Norton, nato in Inghilterra, una brillante ma breve carriera da imprenditore, trasferitosi dopo un terribile rovescio finanziario negli Stati Uniti e lì trasformatosi, grazie a una sorta di incantesimo personale e poi collettivo (perché tutta la città alla fine lo prese sul serio), in ciò che si era convinto di essere, in modo tenace, impavido e poetico: the Emperor.
La vicenda di Norton I, di cui eravamo all’oscuro non fosse stato per un podcast su Bistory ascoltato per caso, e per un libro scaricato due minuti dopo (L’Imperatore d’America, storia favolosa del vagabondo che si fece re, di Errico Buonanno, edizioni Utet) è struggente, ed è difficile tirar fuori un altro aggettivo che renda l’idea.
Perché se è vero che la figura del simpatico mattoide che si crede qualcun altro, quasi sempre un personaggio potentissimo, è sempre esistita (il famoso pazzo con lo scolapasta in testa), il finto imperatore che girava per le strade di San Francisco con la sua divisa, lo spadone, il cappello piumato, è un caso francamente unico.

E il libro che lo riporta in vita è un omaggio delicato, profondo, ricco di riflessioni sulla pazzia, la normalità, sul dileggio feroce della gente e poi sulla solidarietà di una città che finisce per affezionarsi all’idea di avere un suo imperatore, e gli crea intorno, proprio come in un Truman Show ottocentesco, un mondo parallelo e protetto fatto di sudditi sorridenti, di rispetto, di pranzi omaggiati nei ristoranti («prego, sua Maestà!»), persino di banconote stampate con l’effige di Norton 1 accettate nei negozi cittadini come fossero dollari. Negozi in cui si esponevano ritratti e statuine che lo ritraevano, persino scatole di sigari con il suo nome. Mentre alcuni saloon garantivano la vendita di liquori «per concessione di Sua Maestà Norton I».
Se la sua vita vera – dopo il completo fallimento economico – si era rivelata sconfortante, e l’autostima messa a dura prova, volare in cima alla piramide sociale fu l’unica strategia possibile per non cedere alla disperazione. Se lui non era più nessuno, bastava affidarsi alla fantasia per ricreare un proprio regno. Così, con l’autoconvincimento inattaccabile di un bambino che gioca, eccolo rinascere nei panni di un monarca, preoccupato non di sé bensì dei propri sudditi, del loro benessere, del loro futuro.
Ma che tipo di imperatore era Norton I? Ecco, parte del segreto di questa formidabile storia risiede nell’autentica nobiltà d’animo di un personaggio che, in confronto ai tantissimi sovrani non immaginari che hanno scaldato i troni di mezza Europa, mostrò durante tutto il suo regno saggezza, coraggio, visioni illuministe e idee progressiste degne dei tempi attuali (iniziative, per quanto inevitabilmente teoriche, a favore della scuola pubblica, dei poveri, delle donne, delle minoranze discriminate come gli afroamericani «cui doveva essere permesso di viaggiare sui mezzi pubblici»).
Regnava, come si addice a un vero re, a colpi di editti, che nella sua «follia» erano un capolavoro di scrittura evoluta, di conoscenza dei problemi (leggeva tutti i giornali, si interessava di ogni cosa, nulla gli sfuggiva), di lucidità e lungimiranza.
Qualche esempio: «Ci è evidente che il suffragio universale, così come ora esiste nell’Unione, è abusato; che la frode e la corruzione impediscono la giusta espressione della pubblica opinione; che il cittadino non ha quella protezione della persona e della proprietà di cui avrebbe diritto pagando le tasse. Ragion per cui NOI da qui in avanti aboliamo il Congresso».
Come tutti i re, si esprimeva ovviamente in terza persona. Ancora: «Ora perciò, NOI, Norton I, per grazia di Dio Imperatore dei 33 Stati e di tutti i territori degli Stati Uniti d’America, dissolviamo la Repubblica degli Stati Uniti».

Da regnante illuminato e favorevole al progresso, proponeva anche nuove tecnologie: una «Macchina Fondineve grazie alla quale» spiegava in un altro dei suoi ineffabili proclami «è possibile ottenere acqua pura e fresca dalle montagne». E nel 1872 ordinò, almeno nella sua testa sempre in movimento, la creazione di un immenso ponte per collegare San Francisco a Oakland: «Perciò Noi, Norton I Imperatore Dei Gratia, ordiniamo che il ponte sia costruito da Oakland fino a Telegraph Hill, passando per Goat Island». In pratica, dove oggi sorge il Bay Brigde, il celeberrimo ponte sospeso che, dal 1936, attraversa la Baia di San Francisco.
Il nostro meraviglioso imperatore consegnava i suoi innumerevoli editti ai giornali locali, che puntualmente li pubblicavano. Con la sua divisa blu, che alternava a quella grigia per non scontentare né i sudisti né i nordisti (i sarti di Montgomery Strett gli regalavano i vestiti), partecipava a conferenze, dibattiti, spettacoli teatrali. Senza pagare, come avrete indovinato, perché un imperatore è sempre ospite d’onore. Un banchetto di fiori gli offriva un garofano da appuntarsi al petto, il barbiere gli sistemava barba e capelli per poi affiggere in vetrina l’avviso, a mo’ di pubblicità, che «era il fornitore della Real Casa».
Viveva per strada, insomma, talora dileggiato da monelli e cafoni, più spesso rispettato e voluto bene. Assomigliava, suggerisce Buonanno, l’autore della sua commovente biografia, al vagabondo chapliniano con bombetta e bastone che ondeggia, con aria di gentile e sgangherata dignità, lungo i marciapiedi, salutando a destra e a sinistra.
Finché, un giorno, Norton fu arrestato da un poliziotto nuovo della città, Armand Barbier, che non riconobbe evidentemente la massima autorità americana in quella specie di amabile e innocuo straccione. L’intera cittadinanza di San Francisco insorse, apparvero lettere di protesta e articoli vibranti di sdegno sui quotidiani. Il direttore del The Daily Alta California scrisse in sua difesa che: «Dal giorno in cui ha vestito la porpora imperiale, non ha versato una goccia di sangue, non ha derubato mai nessuno, e di nessuno ha mai depredato il Paese, il che è molto più di quanto si possa dire di altri nella sua posizione».
Già il giorno dopo Norton veniva scarcerato con tanto di scuse ufficiali da parte della polizia. Che l’imperatore graziosamente perdonò. Dopo quell’evento, tutti i poliziotti presero a salutare il sovrano ogni volta che lo incrociavano.

Oggi, probabilmente, un vagabondo senza famiglia né mezzi di sostentamento, che vaneggia credendosi un imperatore o chissà cos’altro, sarebbe un derelitto che vive sotto i ponti o muore sulle panchine quando fa troppo freddo, da cui tutti si scansano credendolo ubriaco o male intenzionato. Onore al merito a quella San Francisco di fine Ottocento che alla fine lo adottò, lo protesse, finse di credere ai suoi vaneggiamenti, e gli volle bene davvero. Vaneggiamenti mai però davvero folli, ma sempre generosi, e visionari nel senso migliore del termine.
E onore soprattutto a lui, imperatore immaginario di caratura morale elevatissima. Del resto, quale pazzo potrebbe mai pensare e scrivere queste parole, in risposta a chi dubitava della sua nobile casata e gli dava dello “sventurato”? «A tutto ciò noi replichiamo: per essere felici, bisogna essere virtuosi. Non sono gli eserciti piumati, non è l’oro, ma è la virtù a fare il re. NORTON I, San Francisco, 21 agosto 1860».
Nella foto in apertura, Norton I (Credit: Wiki Public Domain, Norton I, Emperor of The United States” by waltarrrrr is licensed under CC BY-NC-ND 2.0., Emperor Norton 50 cent note WFHM SF by BrokenSphere is licensed under CC BY-SA 3.0.)



