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Leonardo Martinelli: Tunisi mon amour, innamorarsi di una città 

Notizie e incontri, vagabondaggi e suggestioni, la storia e la geografia, in un reportage che diventa guida sentimentale. Il giornalista-scrittore Leonardo Martinelli racconta «dall’interno» la capitale tunisina  

Tunisi

Non ha nulla dell’ennesima guida turistica. È, invece, la fotografia ben a fuoco di una città sorprendente, dove convivono caos e bellezza, degrado e rivelazioni. «Tra case, mimose in fiore e cumuli di spazzatura», scrive Leonardo Martinelli nel suo Tunisi mon amour (in uscita da Edt, 304 pagine, 24 euro); dove gli abitanti patiscono il potere opprimente – di brutale repressione, dopo la libertà delle «primavere arabe» del 2011 – eppure sono molto più solidali e aperti al prossimo di tanti occidentali della civilissima Europa.

«Tunisi è stata così inaspettata da smentire tanti luoghi comuni che io stesso avevo sulla società islamica», racconta ad Allosanfàn il giornalista che abita nella capitale da tre anni e mezzo e che nella sua attività da globetrotter ha vissuto in metropoli come Tokyo, Montevideo e, per lungo tempo, Parigi. «Anche molte persone – colleghi compresi – ospitate qui e accompagnate nel Paese mi hanno confermato i pregiudizi di chi sta dall’altra parte del Mediterraneo. E ciò nonostante una realtà come questa, che impressiona per riuscire a tenere in equilibrio tolleranza, modernità e legami con le tradizioni. Tutte le anime della città e, più in generale, del presente della Tunisia mi hanno convinto a scrivere un libro che cerca un punto di vista differente».

Il quartiere di Hay Hlel, uno dei più poveri di Tunisi

Martinelli non è uno scrittore che viaggia solo nella propria stanza. Abituato ai reportage (straordinari quelli che ha realizzato sulla costa francese, a Calais, con i migranti in attesa di entrare in clandestinità nel Regno Unito), ha esplorato a lungo i quartieri di Tunisi, che oggi conta nella sua area metropolitana circa 2,6 milioni di abitanti. Dalla centralissima Medina alla spiaggia della Goletta, al quartiere-dormitorio di El Mnihla e alle banlieu problematiche come Ben Arous o Bhar Lazreg, all’elegante sobborgo della Marsa, sulla costa a nord-est della capitale. In questi luoghi, fa parlare chi ci vive: personaggi che con le loro storie e la loro umanità spalancano prospettive originali, con testimonianze, narrazioni in soggettiva, aneddoti sulla città.

Tunisi mon amour
L’Edificio Disegni, la residenza dell’omonima famiglia di ebrei livornesi, i più ricchi banchieri sotto il protettorato francese

Tunisi, stratificata com’è di influenze e di occupazioni straniere, possiede un patrimonio architettonico eccezionale, spesso in cattivo stato, che spazia dall’Art Nouveau francese al liberty italiano con suggestione rococò, ovviamente alle costruzioni con linee arabe: puro cosmopolitismo, insomma. Ecco che si fa la conoscenza con il progettista torinese Raffaele Contigiani, che negli anni Settanta del ’900, sotto il potere del padre dell’indipendenza Habib Bourguiba, ha realizzato un palazzo all’avanguardia come l’Hôtel du Lac, con la sua forma di piramide rovesciata. Tutto però cambia e l’albergo sarà sostituito presto da un nuovo edificio.

Tunisi mon amour
L’Hôtel du Lac di Raffaele Contigiani

Ancora: si scoprono film di una cinematografia vivacissima che raccontano l’omosessualità nella società tunisina; o si incrocia, stavolta dal vivo, la regista dal forte impegno Erige Sehiri. In Promis le ciel ha documentato i drammi degli immigrati in arrivo dal Centro Africa, che prima di tentare la traversata verso l’Italia sperimentano un’impossibile integrazione.

Tunisi mon amour
I bambini di Hay Hlel guardano per la prima volta un film al cinema, nel camion-cinema che è stato installato per qualche mese nel loro quartiere

«Eppure io ho trovato solidarietà e rispetto anche nelle comunità più povere» riflette Martinelli. «Penso, per esempio, alla considerazione per gli anziani, i baba. Viaggio sempre utilizzando i mezzi pubblici e, anche se sono europeo, non ho mai avuto problemi. L’aver imparato un po’ l’arabo mi favorisce di sicuro nelle relazioni sociali. Ma in generale i tunisini, uomini e donne, sono curiosi degli stranieri e di chi arriva da un’altra cultura».

Tunisi Mon amour
Migranti subsahariani per le strade di Tunisi

Nei capitoli di Tunisi mon amour gli incontri non finiscono mai: scrittori controcorrente e donne che lavorano come competenti sfasciacarrozze; raffinati galleristi d’arte, attempate pescatrici locali e stilisti dal successo planetario; artisti di calligrafie inventate, determinatissime dj di musica elettronica e fotografi di orizzonti marini. E, una pagina dopo l’altra, si entra in confidenza con un mondo che stupisce, fa riflettere, affascina.
C’è la contemporaneità e il tempo oramai diventato storia. Così si ricostruiscono gli ultimi giorni di Bettino Craxi, esule a Hammamet e gravemente ammalato di diabete, che viene ricoverato nell’ospedale militare di Tunisi. Sono i mesi tra il 1999 e il 2000. E il ricordo che Martinelli raccoglie da Stefania, figlia del leader socialista, è tra le pagine più toccanti del suo libro, al di là di qualsiasi giudizio sugli anni di Mani pulite.

Tunisi mon amour
Il graffito dedicato a Claudia Cardinale, alla Goletta, il quartiere dove è cresciuta

Sull’importante presenza degli italiani nella capitale c’è anche la bella vicenda dell’Italiano di Tunisi, il giornale antifascista uscito tra 1937 e 1940, e della comunità raccolta intorno a quello. Un altro media è Il Corriere di Tunisi, che esiste ancora come mensile e che, nel 1957, scoprì la giovanissima Claudia Cardinale grazie a un suo concorso di bellezza.

Tunisia Mon amour
I porti punici a Cartagine

Nell’ultima parte del libro, l’autore porta il lettore nelle zone più scenografiche di Tunisi. La costa che si affaccia proprio sul Mediterraneo e su quel braccio di mare – ormai famigerato – che separa dall’Italia (Lampedusa dista appena 113 chilometri).

Si fa tappa dunque alla spiaggia di Marsa: qui agli abitanti della capitale tunisina, i poveri e i facoltosi, piace trascorrere il tempo libero nella bella stagione. Poi si visita Cartagine, hinterland a una quindicina di chilometri dal centro, dove abita la buona borghesia e molti expat occidentali. E Martinelli racconta il “sacco” dei terreni ricchi di vestigia archeologiche che il dittatore Ben Alì ha distribuito a piene mani. E la sua nomenclatura ha costruito lì ville con vista panoramica.

Tunisi Mon amour
Manifestazione contro il presidente Kais Saied sull’avenue Bourguiba, nel centro di Tunisi

Nella stratigrafia della città, drammi sociali e repressioni politiche (ultime quelle del presidente in carica Kaïs Saïed) si mescolano alla felice scoperta dei sapori tunisini. C’è la cucina rivisitata dello chef Nordine Labiath; ma ci sono anche le baguette con l’harissa più piccante che le madri preparano ai figli «per riempirsi a buon mercato la pancia», in una giornata al mare.

Tunisia Mon Amour
Harissa in vendita al Mercato centrale di Tunisi

Durante uno dei suoi vagabondaggi urbani – è un giorno d’estate – l’autore si tuffa nel litorale davanti a Sidi Bou Said, il suggestivo villaggio bianco-azzurro, a una ventina di chilometri dalla Medina. Nuota a lungo verso l’altra spiaggia di La Marsa. E poi scrive: «Ti sovrastano scarpate e crinali di macchia mediterranea. Sott’acqua ti accompagnano pesci (anche le meduse, attenzione). Un tratto di costa meraviglioso».

Tunisi mon amour
Vista sulla spiaggia di Sidi Bou Said

È un rito di passaggio nella geografia dei luoghi. E l’innamoramento di Martinelli per Tunisi – con la nostra curiosità ampiamente soddisfatta – è compiuto.

  • Le fotografie sono di Leonardo Martinelli (Nella foto in apertura, ora di punta sul Tgm, il treno dei pendolati tra La Marsa, Cartagine la Goletta e il centro di Tunisi)
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