La sicurezza della nazione ungherese di László Krasznahorkai racconta di un uomo felice anche perché è tornato a vivere nella casa d’infanzia, in un quartiere popolare di Budapest, casa lasciatagli in eredità dai nonni che l’hanno cresciuto.
È davvero felice? András Papp, detto Bandi, sembra non curarsi di una seria menomazione fisica – la sindrome di Klippel-Feil che gli inchioda la testa al busto – e ha superato lo scacco intellettuale di non aver trovato una risposta sull’essenza della vita, tanto che da un giorno in poi si è limitato a fare l’inventario dell’esistente – nel suo caso a collezionare farfalle – lavorando come entomologo al Museo di Storia naturale.

Un giorno l’uomo riceve l’imprevista telefonata di un scrittore, un certo László cui segue un cognome difficile da ricordare. Infatti. È László Krasznahorkai in cerca della risposta di uno scienziato: perché esiste la vita, domanda, e perché la vita stessa vuole così tanto vivere? Perché questa folle corsa alla sopravvivenza che vede manifestarsi ovunque intorno a sé?
Dal canto suo, Krasznahorkai non ha mai voluto diventare uno scrittore anzi non desiderava diventare alcunché, o forse il contrario: desiderava essere niente. Ora appare al solitario Bandi – è lui che narra la vicenda, sempre suo è il punto di vista – come un vecchio trasandato, in preda a ossessioni.
Spetta a Bandi aiutarlo perché Krasznahorkai, quanto lui, ama i bruchi oltre alle farfalle (questo è significativo). Intanto si chiede, trepidante, se per caso ha trovato un amico, dopo aver diviso con lo scrittore una piccola spedizione scientifica en plein air.
Oppure no. Forse Krasznahorkai è stato tradito dal proprio entusiasmo e, invece che ai quesiti scientifico filosofici, si sta rivelando più interessato, come sospetta Bandi, a scrivere di un “miserabile mostro deforme che però si ostinava a inseguire le farfalle”…
La sicurezza della nazione ungherese – tradotto dalla fedele e bravissima Dóra Várnai per Bompiani – è un romanzo su un’amicizia speciale. Il ritratto di un uomo angelico – non si può non pensare agli angeli nuovi, evocati da Krasznahorkai nel discorso di accettazione del Nobel – e di uno scrittore anziano e apparentemente male in arnese. La sicurezza della nazione ungherese, dietro un titolo burocratico, volutamente depistante, narra felicità private e brutalità sociali. La violenza e forse la redenzione di un piccolo teppista, cui sono dedicate alcune delle pagine più contemporanee del testo. La ricerca impossibile della trappola da cui ha origine la vita, che in un unico tempo sa condensare estasi e disastro. La sicurezza della nazione ungherese porta con sé anche l’annuncio di un addio, in mezzo alle tante storie che, svolte nelle lunghe frasi dello scrittore di Gyula, illustrano come nascono, vivono e muoiono le farfalle o svelano come può cambiarci l’esistenza un dislivello quasi impercettibile nel terreno che un giorno come per caso ci fa mutare il passo…

Al lettore non sarà difficile accostare la figura di Bandi a quelle del Valuska di Melanconia della resistenza o al ragazzo Herscht di Herscht 07769. E se non ci fossero altri romanzi di Krasznahorkai, ci troveremo d’ora in poi privi di guida nella ricerca degli angeli senza ali e senz’altro messaggio che la loro presenza, gli angeli nuovi di cui Krasznahorkai, dicevamo, ha parlato a Stoccolma – ha parlato magistralmente, come se leggesse un suo visionario racconto, di angeli, di dignità umana e di ribellione. E chissà che non impariamo a vederli e soprattutto a non far loro del male, a questi angeli nuovi: basta una cattiva parola o un gesto ingiusto, ha detto Krasznahorkai, evidenziando gli scenari di guerra del presente e la feroce miseria che tocca ai mendicanti, per ferirli fino all’eternità.
(Credit: Krasznahorkai-Lázló koen-stadtgarten 031116 2 by Hpschaefer www.reserv-art.de is licensed under CC BY-SA 4.0.)



