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Robbie Arnott. Dusk il puma: in cerca della libertà in Tasmania

Che tempo fa in Tasmania in questo periodo dell’anno? Di certo la temperatura non è bollente come qua. Le stagioni sono invertite e, quindi, la nostra estate corrisponde all’inverno degli antipodi. In cui può anche nevicare sulle Highlands della grande isola, circa 250 chilometri a sud delle coste australiane. Questi sono i mesi ideali per ambientarci la storia di un puma che, oltre alle pecore, fa strage anche dei loro allevatori. Come anche per raccontare la decisione di dare la caccia all’animale da parte di Iris e Floyd, sorella e fratello gemelli che vivono ai margini dell’aspra società australe e rischiano il tutto per tutto tra colpi di scena e tradimenti. E, ancora, c’è il progetto al di là di ogni buon senso di traghettare quel felino, non ucciso ma catturato e messo in gabbia, sull’altra sponda dell’oceano Pacifico, in Patagonia: a concepire il piano è Jon, un avventuriero pentito di sterminare fauna selvatica.

Arnott Dusk

Sulle drammatiche eppure piccole vicende degli umani, domina il paesaggio primordiale della Tasmania. Che Robbie Arnott, autore di questo Dusk il puma (appena uscito per NNE, con traduzione di Antonio Matera, pp. 224, 16 euro), racconta così: «Iris aveva sentito descrivere questa regione come rigida e desolata. E sebbene di fronte a queste rocce aguzze e al cielo immenso riuscisse a comprendere l’origine di quelle parole, non le trovò affatto veritiere. Non percepiva né asprezza né desolazione, ma piuttosto una vastità liberatoria che le svuotava i polmoni e che rimbalzava sulla pietra, si propagava tra i folti ciuffi d’erba cespitosa, si insinuava in mezzo agli alberi nodosi e scivolava lungo le pareti calcaree delle piccole rupi, ai piedi delle quali cavalcavano lei e Floyd. Ma soprattutto si manifestava nell’improvvisa comparsa ai margini del suo campo visivo, di laghetti lucidi come cupi specchi che sembravano sgorgare dalle rocce. Quando ne intravedeva uno si fermava, ogni nuovo bacino le procurava una strana gioia. Aveva la sensazione di potervisi immergere, nonostante l’aria pungente, nonostante la neve accumulata sulle sponde, e di essere accolta dall’acqua con un inverosimile calore minerale».

È quindi una natura che sovrasta ogni cosa e ognuno: potente, simbolica, come un colpo di artiglio di puma che rimette ordine nella gerarchia delle vite. Quella selvaggia dei gemelli Renshaw si adatta alla wilderness dei luoghi. Loro hanno sempre condotto un’esistenza di furti per nutrirsi, di lavori precari per raggranellare qualche soldo, di offese e rifiuti da parte delle comunità che incontrano sul loro peregrinare senza requie. D’altronde sono marchiati dalla sorte dei genitori, arrivati in Tasmania a bordo di una nave-prigione, con i carcerati mandati a popolare – sterminando i nativi – la terra «nuovissima».

Il legame fraterno diventa così indissolubile per la stessa sopravvivenza. Iris e Floyd si capiscono senza bisogno di parole, si prendono cura l’una dell’altro (lei è l’unica che può alleviare i tremendi dolori della schiena di lui e nel corso del racconto se ne scopre l’origine angosciante). Anche una figura come Patrick Lees – l’uomo del quale Iris si infatua, ma che la fa anche subito pentire amaramente dei propri sentimenti – non è che un incidente: quasi fatale, ma comunque solo un intralcio nella determinazione a resistere di sorella e fratello.

Arnott Dusk
Mount Cradle in Tasmania (Credit: Tourism Tasmania e Jason Charles Hill)

Soltanto lorolei e lui contro il mondopossono affrontare lo scontro insensato con Dusk il puma, che è comunque sovrano assoluto nelle lande dell’altopiano. Il personaggio del Patagonico, arrivato dall’Argentina estrema apparentemente con lo stesso obiettivo, è l’unico poi che può avere un dialogo con i fratelli. In fondo parla la stessa «lingua», con una logica opposta al pensiero comune: non uccidere l’animale, rendergli invece la libertà in un altro luogo, anch’esso remoto ma dove finalmente non venga braccato.

Iris, che è la vera protagonista del romanzo, comprende e s’identifica in quella utopistica salvezza. Si convince che in Patagonia, per lei come per Dusk possa ricominciare tutto daccapo. Un nuovo disegno su un foglio bianco.

Arnott sa narrare (questo romanzo si è meritato svariati premi) e alterna descrizioni ispirate a sequenze di azione cinematografica fino al compimento degli eventi che assomiglia a un mito, con Dusk catturato dopo molte sofferenze e altrettante peripezie dei suoi «liberatori», e quasi in salvo con destinazione Sudamerica. Quasi, però… La suspense della storia funziona egregiamente.

Il lettore è conquistato dall’energia che comunica questa terra australe, dove le ossa di esseri antidiluviani disseminano le pianure, appaiono e scompaiono nella nebbia. Ricordano le rocce con cui García Márquez apre il suo Cent’anni di solitudine, «come uova bianche preistoriche». Dice il libro di Arnott, a sua volta: «A quanto pare, un tempo questo altopiano era un fondale marino. Le montagne erano sommerse dall’acqua. Non so se crederci, ma le ossa ci sono. E sono a cielo aperto. Ma io cosa ne so? Tutto, in passato, è stato qualcos’altro».

Robbie Arnott Dusk
Robbie Arnott

Sono emblemi di un luogo in bilico tra realtà e sogno. Di foreste, laghi, cascate, spiagge deserte in faccia all’oceano senza confini. Dove il puma può rappresentare la nostra libertà ristretta eppure viva, ancora potente. L’epilogo del romanzo si scopre solo dopo aver attraversato il male degli uomini e la redenzione che, unica, la natura concede.

Intanto, però, si può affermare che c’è un inaspettato, eccellente scrittore di avventure e destini in più: è australiano e si chiama Robbie Arnott.

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