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Arrivato a questo punto. Con Gioele Dix la memoria diventa teatro

Arriva, nella vita, un momento in cui viene voglia di fare il punto di quanto si ha alle spalle. Non necessariamente perché si senta il bisogno di “concludere”. Ma perché ci si volta indietro, si cerca un filo, si prova a capire che cosa è rimasto, cosa è perduto, quali persone e quali parole continuano ad accompagnarci.

Gioele Dix parte da qui. Ma, con la capacità di attraversare il comico senza mai perdere di vista la malinconia – e per certi tratti anche il dramma -, avverte che Arrivato a questo punto (in scena al Teatro Parenti di Milano) è soltanto un bilancio provvisorio, non una fine. È una sosta, non un traguardo. Senza che si sappia quanto cammino ancora ci sia davanti.

Il palco è buio e Gioele Dix si muove disorientato. La memoria non obbedisce (un po’, come a tutti noi “over”) e gli riporta in mente, senza un ordine, storie, episodi, musiche…

Ed è qui che lo spettatore comincia a riflettere. Forse la vita non è fatta delle cose che pensiamo di dover ricordare. Ma è fatta di dettagli. Di una frase detta molti anni prima e rimasta lì, da qualche parte. Di una figuraccia che ancora ci fa sorridere. Di un oggetto che improvvisamente ci restituisce una persona. Di libri prestati e mai restituiti. Di una canzone. Di un rumore. Di una voce.

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Gioele Dix @LallaPozzo

Dix (David Ottolenghi) traccia il suo racconto proprio attraverso questi frammenti. I suoni, le musiche, i rumori diventano strumenti per ricostruire un’identità che la memoria non riesce più a restituire in modo ordinato. Il progetto sonoro (di Hubert Westkemper) non è un semplice accompagnamento: è una parte della drammaturgia, quasi un’altra memoria che lavora accanto alla parola. Perché sì, Arrivato a questo punto è uno spettacolo sulla memoria. Ma anche sulla parola. Una dichiarazione d’amore al teatro nella sua forma più semplice e più antica: un uomo, una voce, un pubblico e la possibilità di evocare ciò che non si vede.

Così una barzelletta incompiuta può condurre al ricordo di un padre. Una frase casuale può riportare a un dolore antico. Una musica può restituire un’età che credevamo perduta. La memoria non è un archivio. Ma una casa in cui le stanze comunicano attraverso porte misteriose. Ne apri una e non sai mai quale altra si spalancherà.

E il teatro non deve necessariamente mostrare tutto. Anzi, forse la sua forza sta proprio nel contrario: nel lasciare uno spazio vuoto perché sia lo spettatore a riempirlo.

Dix lo sa bene. E sa anche che la risata può essere una forma di conoscenza.

Nel suo spettacolo si ride, e si ride spesso. Un modo attraverso cui Gioele Dix riesce ad avvicinarsi alle cose più dolorose senza retorica. Il riso protegge la commozione, la rende più sopportabile e più vera.

E può accadere che una piccola storia quotidiana stia accanto a un ricordo enorme e terribile, che una battuta preceda un silenzio, che una leggerezza apra improvvisamente una voragine. Tra i passaggi più intensi ci sono infatti i racconti del padre, superstite dell’Olocausto.

A spettacolo concluso si è ben consapevoli che Arrivato a questo punto non vuol dire essere alla fine. Vuol dire guardare ciò che è stato senza pretendere di metterlo in ordine. Accettare le occasioni mancate, le scelte sbagliate, le persone perdute, le cose che abbiamo dimenticato e quelle che continuiamo a ricordare senza sapere perché. Fare pace, forse, non con il passato, ma con il modo imperfetto in cui il passato vive dentro di noi.

Sono uscita da teatro e mi è venuto naturale “ragionare” sulla mia memoria (molto, molto simile a quella che Gioele Dix interpreta sul palco e forse vive davvero). Mi è venuto voglia di chiedermi quali sono le cose che ho dimenticato e quali, invece, hanno resistito, senza che me ne accorgessi.

Ma ho capito che non serve.

Forse la memoria fa solo il suo lavoro. Facendoci arrivare a questo punto.

Non alla fine. Solo, per il momento, qui.

Arrivato a questo punto, di Gioele Dix, scritto con Paolo Cananzi, progetto sonoro Hubert Westkemper. Produzione CTB Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Giovit. Fino al 18 ottobre al Teatro Parenti di Milano. Poi in tournée in tutta Italia.

credit foto in apertura: @LallaPozzo

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