Il 3 agosto 2014, 12 anni fa, l’Isis diede il via al genocidio della popolazione che considerava “infedele” o “adoratrice del diavolo”: gli Ezidi. Era il periodo di massima espansione del Califfato e il gruppo armato fece irruzione nella regione dello Shengal, nell’Iraq nord-occidentale.
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Ci sono popoli che abitano le pagine dei libri di storia. E ce ne sono altri che la storia ha tentato di cancellare. Così è accaduto agli Ezidi, una delle comunità più antiche del Medio Oriente, custode di una tradizione religiosa unica, sopravvissuta nei secoli a persecuzioni, esili e massacri, fino alle violenze compiute dall’Isis nel 2014, tragedia che ha provocato vittime, deportazioni, schiavitù e la dispersione di una comunità che viveva nel nord-ovest dell’Iraq, in particolare nella regione dello Shengal nel distretto di Ninive.
Tra 350.000 e 400.000 Ezidi (così chiamati nella loro lingua kurmanci ma conosciuti anche come Yazidi, nella lingua araba) sono stati costretti all’esodo, in fuga dal distretto di Shengal verso il Rojava (Siria) e poi trasferiti nel Kurdistan. Tra 10.000 e 12.000 quelli uccisi e circa 6.000 le donne e i bambini rapiti.

Le Nazioni Unite hanno riconosciuto il trattamento riservato agli Ezidi come genocidio.
Carla Gagliardini, da tempo impegnata nello studio della questione curda ed ezida e nelle attività di monitoraggio dei progetti di solidarietà nell’area, ha scritto il libro Ezidi. Storia e cultura di un popolo in lotta contro il suo genocidio (Red Star Press) nel quale invita a comprendere le radici profonde di un popolo, la sua cultura, la sua spiritualità e il suo straordinario desiderio di continuare a esistere.
Gagliardini, laureata in giurisprudenza e abilitata all’esercizio della professione forense, ha studiato e lavorato a Cuba, nel Regno Unito e in Bolivia. È vicepresidente dell’Anpi provinciale di Alessandria ed è membro del direttivo dell’associazione Verso il Kurdistan.
In Ezidi analizza il contesto geopolitico che continua a rendere fragile la regione di Shengal e racconta il difficile percorso di rinascita di quella popolazione, soffermandosi sull’esperienza di autogoverno sviluppata dopo la sconfitta dello Stato Islamico e ispirata ai principi del confederalismo democratico.

Ma Ezidi non è soltanto un saggio storico o geopolitico. È un’opera che intreccia memoria e conoscenza, cronaca e riflessione, raccontando come l’identità possa diventare, insieme, una condanna e una forma di resistenza. Nel libro scorrono – tra secoli di discriminazioni – la complessità del Medio Oriente contemporaneo e la ricerca di un futuro possibile per una comunità che continua a difendere se stessa e la propria dignità.
Gagliardini affronta questi temi con il rigore della studiosa e con la partecipazione di chi quei luoghi li ha attraversati, li ha ascoltati e li conosce. Ne nasce un racconto mai retorico, che restituisce voce a uomini e donne troppo spesso ridotti a semplici numeri nelle statistiche delle guerre. E che ricorda che capire è già una forma di responsabilità.

Ezidi è uno strumento per leggere il nostro tempo. Che fa riflettere sul valore della convivenza, sul diritto dei popoli all’autodeterminazione e sulla capacità dell’essere umano di ricostruire la speranza anche dopo la devastazione. Ed è forse questo il messaggio più prezioso che Carla Gagliardini affida ai suoi lettori: la storia degli Ezidi non riguarda soltanto loro. Riguarda tutti noi. Perché ci chiede quale posto vogliamo riservare alla memoria, alla giustizia e alla difesa della dignità umana nel mondo che stiamo costruendo.
- Scrivendo una mail (versoilkurdistan@gmail.com) è possibile ordinare il libro, che verrà spedito senza spese aggiuntive. Il ricavato sarà destinato a un progetto di solidarietà
- Foto in apertura: una festa ezida @Giorgio Barbarini



