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Allonsanfàn
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(S)visto per voi. A Suitable Boy di Mira Nair: tra Vikram Seth e Bollywood party

Ambassador con autista, cortili moreschi, boudoir con cuscini, piante esotiche nei giardini con scimmiette ammaestrate, sari e turbanti colorati, civettuoli cappellini Gandhi style, uova alla kok, partitine a badminton, pappagalli in voliera, ciechi aedi sitarmuniti, arredi in cartone e polistirolo caramellati come cofanetti Sperlari. Più che l’odore dell’India c’è il profumo di Bollywood.

L’idea è che la BBC ricama su un Paese che non conosce più – siamo negli anni ’50, e gli inglesi sono stati appena cacciati – e perciò si affida ai ricordi e alla propaganda del ministero hindu dello spettacolo: il simulacro di un simulacro, e perciò più reale del reale?, alla moda di Baudrillard, come se per raffigurare l’America si prendesse la riproduzione dello strip di Las Vegas, con i casino, gli outlet e le lap dancer, non le uscite delle cucine dalle porte secondarie, le piscine nei parcheggi dei motel, gli ospizi delle sale gioco.

C’è del marcio nello stereotipo, ma il nocciolo esprime rassicurante la sostanza di un’idea preconfezionata, e se togli i colori alla cartolina trovi abbozzato il chiaroscuro: i matrimoni combinati, le caste, gli amori omosessuali nascosti, le lotte di religione.

È l’high society del nord dell’India, questa di Mira Nair che porta sul set il romanzo di Vikram Seth (in italiano Il ragazzo giusto), e quindi sottratta anche alla testimonianza del turismo di massa.

Saranno grandi balene bianche i professori di letteratura all’università che proteggono le ragazzine bene dai tentacoli di Joyce? E le cortigiane davvero divise tra concubini a nolo di epoca imperiale e toy boy da sfoggiare come madonnine pop a simbolo di emancipazione? E le diatribe elettorali ancora e prima di Peppone e don Camillo risolte in farsa come al Bagaglino anche se finiscono in un bagno di sangue?

Un lingham davanti a una moschea è una provocazione ad arte più polemica di un cazzo di vernice rossa sulla statua del Montanelli schiavista, ma se siamo ancora al tempo del bardo rinascimentale e la disputa, qui religiosa, tra famiglie può sconvolgere i piani amorosi di una giovane coppia, a quanto ammonta il debito culturale dell’India anche dopo mezzo secolo dall’indipendenza?

D’altronde se metti una pistola prima o poi sparerà, ma se metti in piazza Shiva pure le cosmopolite gazzettiere che argomentano di sesso, facendo confusione su quale genere possiede il fallo, avranno capito che si tratta di pene d’amore.

Lata vorrebbe sfuggire al suo destino convinta di non meritarsi quello di casta apparecchiato dalla mamma, pur nel privilegio d’essere classe eletta, libera di “vedere dove la vita la può portare” e come ogni donna se ne fa una sega di un suitable boy. Ma gli amori giovanili di contrabbando – quando diventano più forti perché il desiderio gli è negato per essere benedetti dagli dei – dovrebbero terminare tutti come in Romeo and Juliet, altrimenti il rischio è quello di trovarsi col Robert Pattinson indiano, invece che a osservare la pioggia cadere nel chiostrino dharma chic e il grano crescere da solo, in cattive acque nel tunnel dell’amore, parlando “like they talk on the TV” in una puntata di Temptation Island.

Sono gigli, ma pur sempre figli (della mezzanotte), vittime di questo mondo.

  • A Suitable Boy si può vedere su Netflix. Per altri (s)visti di Gabriele Nava, qui.
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