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Allonsanfàn
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Serial felici. This Is Us e la rivincita dell’happy ending

La cosa più imbarazzante è quando l’intelligenza, il gusto, l’intensità, sono al servizio di una storia fatta di buoni sentimenti. Intollerabile affronto a una delle poche certezze dell’estetica: se i personaggi sono tutti dal primo all’ultimo “buoni”, se crescono come persone nel corso della storia, se la storia stessa è un concentrato doppio brodo Star di buoni sentimenti, buone emozioni, buoni slanci – tutti, ma proprio tutti, talmente buoni che Cuore al confronto è un libro di testo per il concorso “Giovane Criminale dell’Anno” del Ferrante Aporti – la dolciastra brodaglia che ne viene fuori sarà più indigesta di uno spot Barilla al tempo della famiglia felice in pellegrinaggio al Mulino Bianco.

Se è letteratura, debbono morire. Se è film, debbono soffrire (prima di morire). Se è storia d’amore, lei riempie di corna lui, e lui riempie di corna lei sia pure non necessariamente in forma simmetrica e poi si lasciano per sempre. Se è teatro è tragedia. Se è commedia è farsa amara. Se è melodramma lo dice la parola stessa. Se è calcio, è il tremendismo di Conte (Antonio). Si salva, Bacon a parte, solo la pittura: i tormenti di San Sebastiano sono un inno alla gayezza sado-maso e le martiri proto-cristiane un irresistibile ridente catalogo di ex-voto ante litteram.

Insomma, la grande arte – oltre a non dover mai essere spiegazzata – è sempre per definizione dolorosa, maligna, atroce e sofferente. Il piccolo Hanno? Muore. Il piccolo Nepomuk, l’adorato nipote di Adrian Leverkühn? Muore. Anna Karenina? Sotto il treno. Madame Bovary? Cianuro. Ofelia? Annegata. Desdemona? Soffocata. I personaggi della Recherche? Tutti persi senza speranza (eccetera eccetera eccetera).

Se la storia finisce bene, se i buoni vincono, se c’è l’happy-end, è una ciofeca, un prodotto buono per le masse popolari di pasoliniana memoria. Non parliamo poi se oltre al lieto fine l’opera è pure divertente: il critico letterario che è in noi balza di scatto rovesciando tavolino, birra e pop-corn. Salvo, trent’anni dopo (contrordine compagni!) scoprire di aver torto e, colto da dubbio amletico, fulminarsi nell’errore opposto: la maledetta legge del contrappasso che promuove a capolavoro pure l’Alvaro Vitali per il prossimo Re Lear.

Guardate la prima puntata della prima serie di This Is Us (Amazon Prime). Sceneggiatura, regia, casting, recitazione, montaggio e trucco strepitosi. Nulla che non funzioni alla perfezione. Un magistrale avanti-indietro nel tempo – di norma la tecnica cinematografica più irritante e confusionaria – che dà nerbo e spessore al racconto: è impossibile dire “beh due puntate possono bastare” e ti ritrovi a guardarne una terza e poi una quarta di fila. (Qualche sporadica assurdità che non cito per evitare spoileramenti; ma così leggera da sparire al confronto con quei cazzi di gatti parlanti che Murakami – il più sopravvalutato copia-incollatore seriale della narrativa contemporanea – spalma ogni volta nelle sue storie come il burro di arachidi del pur valido Jimmy Carter, il presidente che non è riuscito a farsi eleggere al secondo mandato, amen).

Puntata dopo puntata continua a stupirmi la perfezione ingegneristica del piano di produzione che riesce a tenere insieme in modo perfetto la scansione degli avvenimenti orizzontali (il racconto del singolo personaggio) con quelli verticali (la successione temporale che tiene insieme presente, passato prossimo e remoto). La storia di lei, di lui e del terzo fratello. Del padre e della madre. Del padre biologico e dei suoi nipoti. Ritratti nella cornice del tempo in cui la musica, l’abbigliamento, gli arredi domestici, i modelli di auto, le immagini televisive, sono perfette quinte teatrali. Insomma, guardatela e poi mi saprete dire.

PS Chiamo l’amico T.C. Lui, due figlie più una terza in arrivo, ne sa un sacco di cose di famiglia. Dopo aver parlato di lavoro e altre quisquiglie, gli racconto trionfante della mia scoperta sventolandola come una scottante novità. Peccato che lui, con la consueta gentile pazienza che adotta nei confronti di un anziano tecno-povero qual sono, mi fa presente che è già in onda la quarta serie…

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