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Allonsanfàn
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Nel thriller di Mario Gerosa, Caleidoscopio, registi dannati e il nuovo trend fashion: essere vecchi

C’è la sfilata per presentare una nuova collezione, sabato sera a Consonno, città fantasma presso Lecco che negli anni Sessanta doveva diventare la Las Vegas di Brianza (e poi semplicemente implose): sfilata di tendenza estrema perché propone una moda “invecchiata”, nel senso che le modelle devono sembrare agées.

Dopo la notte di Consonno, le stesse commesse del Quadrilatero della moda avranno da essere argentate e imbiancate a forza e pure, usando la chirurgia estetica al contrario, dotate di rughe, per un trend che fa inversione a U sui luoghi comuni e lancia l’appeal dell’età avanzata.

Il brand manager che crea la tendenza – i trenta sono i nuovi cinquanta! – è sì munito di un penchant sessuale per le anziane, ma ciò gli risulta utile in zona marketing per creare lo stile delle giovani invecchiate a regola d’arte e di fashion.

Paradosso e strizzata d’occhio distopica: sulla scena del thriller Caleidoscopio (Falsopiano) di Mario Gerosa (Milano, 1963), giornalista e scrittore, si muove pure un gruppo di esplorazioni urbane, tra fabbriche dismesse e bar anonimi della Milano d’antan, non quella che rampa sempre, anche se un po’ a singhiozzo, tra piazza Gae Aulenti e NoLo, intesa come – detta all’americana – la zona a Nord di Piazzale Loreto. Segno che il vecchio, solitamente rimosso, è tornato ai capricci della ribalta.

In questa storia-riflessione-satira dell’universo appeso a un trend – e insieme divertissement citatorio di arte e design, Kitsch e trash assortito, si incastona il cadavere di Piero Savello (il brand manager) che viene trovato a galleggiare in una sorta di installazione artistica: una sfera di plastica – tipo gigantesca boule à neige – nell’atrio di un condominio dalle parti della Martesana, il giorno dopo aver avuto la folgorazione di un mondo salvato dai capelli candidi (tinti).

Il thriller di Mario Gerosa mette quindi in scena una serie di giovani di vario grado glamour – dall’impeccabile commissario Valenti ad Amelia, insegnante precaria e modella con dote di luccicanza – ficcati in un rompicapo dove si ha l’impressione che se le boulle venissero troppo scosse, più che neve fioccante procurerebbero uno tsunami.

Per soprammercato, Gerosa (che si diverte molto quando scrive – e ciò si avverte) s’inventa un defunto regista da Stracult e, aggiungeremmo, un po’ in stile Paul Auster: Melchiorre Cagliero, nativo proprio di Consonno, e negli ultimi anni di carriera interessato a temi horror geriatrici; ha firmato una pellicola intitolata De Senectute, e un’altra Boule à neige, guarda caso. Sembrerebbe necessario riproiettarle, si trovassero.

Tutta la seconda parte del thriller, che moltiplica ambienti e personaggi, inserendo inquieti “adulti”, gira intorno alla scomparsa di una ragazza, Ludovica, che aveva partecipato a un’esplorazione nella villa del regista maledetto. E a poco poco anche il leitmotiv – l’amore per il vecchio – lascia intravedere il suo contrario, la paura della senescenza e l’ossessione che ha portato qualcuno a costruire persino musei personali della memoria.

Inutile spoilerare, meglio leggere questo secondo romanzo di Mario Gerosa, studioso di culture digitali, cinema e televisione, già autore di un thriller, Il collezionista di respiri, ambientato nel mondo dell’arte contemporanea e come il presente impreziosito da richiami e citazioni che rimandano a una vista “caleidoscopica”, appunto, di questi anni sfuggenti.

A margine Il motivo per la gerontofilia? Gerosa fa dire al suo Savello: “…i giovani si sentono tagliati fuori dalle grandi decisioni, sentono il peso dei vecchi che mantengono il diritto a pontificare. I giovani rivendicano la loro autorevolezza, e per farlo si devono sostituire ai vecchi, anche metaforicamente”. Chissà che la moda non prenda davvero spunto da questa imbeccata, io ci metterei il copyright.

A margine/2In tempi recenti, le boule à neige fuori scala sono state usate spesso per fini pubblicitari, da Maison di moda come da musei, tra cui il Musée Rodin, che inserì in una palla di vetro gigante Il bacio”.

IL LIBRO Mario Gerosa, Caleidoscopio (Fogli volanti, Falsopiano)

Nella foto, una boule à neige (piccola) di Karl Lagerfeld (http://www.encherexpert.com/)

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