UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Fake Reviews. Da Modì a QAnon, la patacca è sempre di moda

Ci sono decenni di storia a supporto della tesi avanzata pochi giorni fa dal signor Dong Wenzui dinanzi alla Cassazione italiana. Lui, cinese residente a Pescara da molto tempo, è specializzato nel fakeshion, un ospite d’onore quindi per la nostra fake review: produce e vende pelletteria, fatta in casa e del tutto simile a quella delle grandi griffe, copiando anche il marchio. Ma chi copia chi?, si è chiesto in tribunale il signor Dong, provocando un brivido tra i magistrati che dovevano decidere del suo ricorso contro la condanna inflittagli in precedenza. Poi hanno preferito sorvolare sulla domanda del signor Dong, ma il quesito rimane: siete sicuri che i marchi Louis Vuitton, Burberry, Alviero Martini ecc. siano stati registrati? Va detto subito che i magistrati non hanno verificato, scrivono infatti nel dispositivo di condanna: “La registrazione è fatto notorio, sì che contestarla equivarrebbe a fare altrettanto qualora fosse contraffatto un modello di autovettura Ferrari o Lamborghini”. Quindi restiamo con il dubbio. Un capitolo mai smentito da nessuno del famoso Gomorra, di Roberto Saviano, è dedicato proprio al reclutamento operato dalle grandi case di moda, che affidano a consorzi legati alla camorra la realizzazione dei capi di abbigliamento poi acquistati e indossati da dame e dami del jet set internazionale. Insomma, tra tutte le patacche in circolazione le borse e i portafogli del signor Dong sono meno patacche di altri.

È una patacca di discrete dimensioni, ad esempio, l’ultimo libro di Michele Santoro con le “rivelazioni” dell’ultimo pentito in ordine di tempo, l’ex boss catanese Maurizio Avola, che si è autoaccusato della strage di via D’Amelio e di 80 omicidi tra cui quello di Pippo Fava. Ma la Procura di Caltanissetta aveva già accertato che addirittura non era presente fisicamente nelle città dove avrebbe agito come killer, quindi con il libro di Santoro ecco che torna d’attualità la sistemazione del tavolino con la zampetta basculante del vostro salotto. Ci sono poi patacche più gravi in giro, come quella televisione russa che diceva di aver ritrovato Denise Pipitone, rapita da bambina in Sicilia, senza esibire neanche il test del Dna. Apprezzabile in quell’occasione la rivolta morale della redazione di Chi l’ha visto, sì quel programma che ha dato credito per due anni a un mitomane che si era autoaccusato del rapimento di Emanuela Orlandi e che ha fatto riaprire, su segnalazione di lettere anonime, tombe in mezza Roma alla ricerca della ragazza. Ah, non gliel’hanno mandate a dire alla televisione russa: siete tv spazzatura che approfitta del dolore, così gli hanno detto. E loro sanno bene di che cosa parlano.

Come? Il tunnel dei neutrini? Ma no dai, quella non è una patacca, altrimenti mica rimettevano la Gelmini come ministro. O no? Perché la patacca nasce a Roma, e come ti sbagli, noi siamo gli artisti della patacca, la nostra è l’unica vera originale patacca, diffidate delle imitazioni. Immortalata da Moravia nei Racconti romani, la patacca era una moneta che veniva fatta passare per conio degli antichi romani, venduta allo sprovveduto turista, meglio ancora se americano, convinto di fare un affare con un povero disgraziato che non conosceva il valore della moneta. Se non fosse nato a Torino, per esempio, il rimpianto sindaco di Roma Giulio Carlo Argan, critico d’arte celeberrimo, forse non avrebbe creduto alla “sòla” delle teste ritrovate in un canale di Livorno e attribuite a Modigliani, che autenticò come originali senza esitazioni. E che dire della Donatio Costantini, dei Protocolli dei Savi di Sion, dei diari di Mussolini e di Hitler, della Lettera di  Zinov’ev, del Nigergate, dell’Uomo di Piltdown, delle fatine di Cottingley, tutte celebri truffe, alcune con conseguenze politiche molto gravi come la Donatio Costantini, da cui derivò la giustificazione del potere temporale della Chiesa per secoli.

Certo, questi contraffattori della storia sono intellettuali raffinati a confronto dei bufalari emergenti di QAnon, secondo cui il mondo è diviso tra un manipolo di potenti del partito democratico dediti alla pedofilia e ai riti satanici a cui si oppongono Donald Trump e i vertici militari degli Stati Uniti. Meno conosciuta è la notizia, che ebbe grande diffusione, che il ministero della Difesa inglese volesse requisire il Wembley Stadium per cucinare la più grande lasagna del mondo e distribuirla alla popolazione in lockdown utilizzando dei droni. Billy McLean inventò lo scherzo nella chat del calcetto, senza immaginare che la sua beffa, per cui il sistema di riscaldamento utilizzato per il campo di Wembley unito alla chiusura del tetto dello stadio doveva realizzare il più grande forno del mondo, avrebbe richiesto un duro intervento della federazione calcistica inglese per porre fine al delirio sui social.

Pensavate che il problema principale su cui lavora Bill Gates fosse come spargere il Covid nel mondo per poi tenere sotto controllo le nostre vite? Invece voleva controllare anche la nostra morte e il dopo, come testimonia nel 1994 la circolazione online dell’estratto di una conferenza stampa secondo cui Microsoft avrebbe comprato la Chiesa Cattolica. Il testo citava Bill Gates mentre affermava che considerava la Chiesa un Mercato in crescita e che “Le risorse combinate di Microsoft e della Chiesa Cattolica ci permetteranno di rendere la religione più facile e più divertente per molte più persone”. Secondo i termini dell’accordo, Microsoft avrebbe acquisito i diritti esclusivi di diffusione elettronica della Bibbia. Microsoft dovette pubblicare una formale dichiarazione di falsità della notizia il 16 dicembre del 1994. Per questo, il modestissimo consiglio che ci sentiamo di dare, dalle colonne di una rubrica che proprio di fake si occupa, ai magistrati di Cassazione che hanno respinto l’istanza del signor Dong Wenzui è: fatelo quel controllo, verificate se i marchi sono effettivamente registrati, potreste rimanere stupiti dalla risposta.

I social: