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Fake Reviews. Giorgia Bovary e i politici scrittori tutti a scuola da Bukowski

Questi bastardi di Allonsanfàn si sono messi in testa strane idee. Dovete sapere che le recensioni in apparenza spontanee sono frutto di contrattazioni serrate e solo chi fa il carino con la direzione ottiene di parlare di Carrère, di Borges, di Pessoa, di nuove correnti letterarie che cambieranno il mondo, di film che vi stupiranno per la loro carica innovativa. A me, con la scusa che sono di Roma e arrivo tardi, anche su Meet e su Zoom aspetto sempre cinque minuti prima di entrare per tenere fede a ciò che gli altri pensano dei romani, mi rifilano il “pacco”, che non è mai un pacco regalo anche se contiene libri. Le prime avvisaglie che qualcosa non funzionava scaturirono quando Luca Martini mi inviò, insieme al consueto chilo di pasta, una busta del caffè, tre scatole di pelati e un etto di parmigiano, che il blog in forma di magazine fornisce ai suoi redattori mensilmente, tre libri avvolti in un misterioso biglietto dov’era scritto: “Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri”.

Diceva sempre Flaiano che “I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume”. Infatti Giorgia Meloni ha scritto un volume sulla sua vita, escludendo però quei cinque o sei giorni. La Meloni paga il prezzo di non aver mai ripudiato il fascismo e per questo i suoi recensori sono prevenuti non cogliendo lo stile flaubertiano dell’autobiografia meloniana. Intanto perché allo stesso modo di Flaubert con Emma Bovary l’autrice non biasima mai la protagonista del romanzo. Come Madame Bovary Giorgia si chiede se la parola scritta riesca a cogliere l’essenza della vita umana. L’inadeguatezza del discorso, di cui la Bovary è cosciente, non vede però cosciente Giorgia, che per lunghe pagine non ci risparmia particolari intimi della sua vita senza però riuscire a coglierne le conseguenze. Tutto ciò che la Meloni presenta come giusto nel libro corrisponde all’esatto contrario di quanto lei abbia fatto nella vita, soprattutto nel campo famiglia e tradizione. Ma dove diventa chiaro che la Meloni non è affidabile in politica è quando fa i complimenti a Roberto Giachetti. È lì che si capisce che per questo tormentato Paese non c’è via d’uscita.

Nonostante il massiccio battage pubblicitario il libro Il Portavoce di Rocco Casalino è fermo a poche migliaia di copie vendute. Sparito anche dalla top 100 di Amazon dopo il boom iniziale, i lettori non erano evidentemente interessati all’attività politica del nostro, essendo invece la sua biografia già patrimonio delle masse grazie ai suoi trascorsi granfratelleschi. Pazienza per le pagine che sembrano copiate dall’autobiografia del leader del partito nazional bolscevico russo Eduard Limonov: la descrizione della cena con la Merkel, in cui spera che i suoi antichi compagni di scuola tedeschi, che lo insultavano come mangiaspaghetti da bambino, lo vedano adesso seduto al tavolo del potere, secondo alcuni fa il paio con un passo del Libro dell’acqua dell’autore russo. Sembrano passati anni luce da quando Casalino conquistava le platee dicendo che i vecchi gli facevano schifo e i bambini down gli davano fastidio, da quando il crollo del ponte Morandi gli aveva rovinato le ferie, da quando voleva sostituire in blocco tutti i tecnici del Ministero dell’economia. Di certo piaceva di più alle masse quando dichiarava alle Iene che i poveri hanno un odore molto forte. Sarebbe troppo facile sparare a zero sul futuro politico di Casalino, quindi non ci sono scuse per non farlo.

Per chiudere la nostra carrellata, ma sarebbe più appagante parlando di cotanti letterati fare una scarrellata con una semiautomatica sperando che parta un colpo per sbaglio, inseriamo nella triade l’ultima fatica di Danilo Toninelli. Vittime come siamo del politicamente corretto e di un’autodisciplina che c’impone di non prendercela con i più deboli dovremmo adesso far notare che anche Toninelli ne fa qualcuna giusta. Ma non è così. Intanto perché come esseri umani siamo contraddittori e quindi ci dimentichiamo il politicamente corretto. Ecco quindi che definire un cumulo di fregnacce illeggibili il libro di Toninelli è l’unica recensione possibile per un tizio che si ritiene un perseguitato politico dopo essere stato ministro. Non mollare mai s’intitola il suo libro, una di quelle frasi che dovrebbe essere scritta anche negli ascensori contro il meteorismo. Il ministro più attaccato di sempre, parole sue, sostiene che già la sola notizia della pubblicazione ha prodotto lo scatenamento del sistema verso di lui. Sarà stato per questo che l’eroe che lotta per i deboli contro i poteri forti ha deciso di stampare il suo libro per un potere debole come quello di Amazon e Bezos.

Poco prima di queste tre fatiche letterarie il mondo della carta da riciclare si era arricchito di biografie di Matteo Renzi, Matteo Salvini e Alessandro Di Battista. Tutti e sei i libri sono privi di notizie. Non è un caso. In nessuno dei libri citati c’è un particolare, una novità, non parliamo poi di un’idea nuova. Perché allora scrivono libri i politici? Può spiegarcelo forse l’ultimo volume che prendiamo in esame, Anime e cacciavite di Enrico Letta. “Occorre passare dal partito del potere a quello dell’intelligenza collettiva, per aprirsi finalmente alla società accogliendo i tanti che credono nelle ragioni dell’impegno“, così scrive il segretario del partito comunista rivoluzionario … ah no, è il segretario del Pd, quindi ci sta dicendo che sarebbe bello che la politica riuscisse là dove lui e altri non arrivano. La percezione del vuoto assoluto dietro le parole dei politici è talmente alta che le vendite dei loro libri sono inferiori a quelle dei manuali Come diventare intelligenti in quindici giorni, for dummies. La conclusione a Charles Bukowski: “Sapete, a volte se un tipo non crede in quello che fa, se la cava molto meglio, perché è libero da implicazioni emotive”.

I LIBRI Giorgia Meloni, Io sono Giorgia. Le mie radici le mie idee (Rizzoli); Rocco Casalino, Il Portavoce (Piemme); Danilo Toninelli, Non mollare mai: la storia del ministro più attaccato di sempre (direttamente su Amazon); Enrico Letta, Anime e cacciavite (Solferino)

Credit: Giorgia Meloni. ph. Cosimo Nesca byInternational Journalism Festival is licensed under CC BY-SA 2.0

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