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Scomazzon Sep

Giulia Scomazzon, la realtà di 8.6 gradi di separazione

Nella prima pagina dei volumi firmati per la libreria Verso di Milano, Giulia Scomazzon ha scritto a mano dei pensieri a mo’ di dedica. Ogni copia del suo romanzo, 8.6 gradi di separazione (nottetempo), ne ha uno diverso. Nella copia che acquisto io, trovo questo: “Caro lettore, sapevi che vivo in un paesino noto in …

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Donald Antrim. Un venerdì di aprile, il memoir sul suicidio

Mentre va in taxi all’ospedale psichiatrico, Donald Antrim telefona al padre alcolista e gli dice che spera che “all the king’s horses and all the king’s men” lo rimettano in piedi. È una citazione da Lewis Carroll, riguardante l’irreparabile rottura di Humpty Dumpty, e nell’originale indica il contrario esatto di quello che in apparenza auspica …

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I nonni del memoir. C’erano una volta le storie vere dei Franchi Narratori

Scorrendo la lista dei candidati ai premi maggiori, vedo sempre abbondantemente schierati i fini memoiristi (da memoir), pur nel ritorno di romanzi più classici o “contemporanei” in stile serie tv. Lo ha detto bene qualche tempo fa Melania G. Mazzucco: “Abbondano le narrazioni oblique e non finzionali, composite, di taglio saggistico, memoriale o confessionale…”. Forse per questo …

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Verso il Campiello. Trevi nella casa del Mago

Nella storia letteraria italiana, la figura del mago, nei panni di psicoanalista junghiano, geniale ed eccentrico, è incarnata da Ernst Bernhard, berlinese di stanza a Roma e ivi scomparso nel 1965. Scartando Bernhard, per una volta, ci avviciniamo prudentemente a un suo allievo e collega altrettanto misterioso, in quanto nascosto in sé a doppia mandata, …

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Franchini, Il fuoco che ti porti dentro. Un romanzo per la madre

Qui si parla di una madre e di un figlio: una madre viene ricordata – o piuttosto messa a nudo nelle sue meschinità – da un figlio che l’ha sempre detestata. E però alla madre, da cui il figlio è fuggito presto e che dapprima, dalla prima pagina, rievoca in modo irriverente attraverso il fetore …

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Latronico. La chiave di Berlino nelle memorie di un expat

Il vuoto inquietante ma attrattivo, e comunque misteriosamente incolmabile, dell’aeroporto storico di Tempelhof, poco più in là rispetto ad Alexanderplatz: dal 2008, si spalanca al bordo di una Berlino che, caduto il famigerato muro, sembra (sembrò) essa stessa un grande, enorme vuoto da riempire. Gli interminabili anni Venti, non questi, ma quelli del secolo scorso, …

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