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Il cielo non ha preferenze di Remarque, trovato su una bancarella

In cima ai monti svizzeri sta quasi nascosto il sanatorio dei vivi/non vivi dove un pilota automobilistico, Clerfayt, molto scazzato di suo, va a trovare il collega Hollmann, ricoverato da un anno tra gli ammalati di tubercolosi.

L’automobile sportiva di nome Giuseppina (così almeno nella traduzione storica del germanista Ervino Pocar) si inerpica a fatica per i tornanti e scarta una slitta su cui viaggiano un gentiluomo russo e una ragazza belga che si presuppone bella e fatale, una belle dame sans merci per sé e per gli altri – si presuppone che la ragazza sia tale perché quell’incrocio d’anime in pena risponde tanto alla dinamica del caso quanto alla macchina narrativa che sta per accendere Erich Maria Remarque ne Il cielo non ha preferenze (1961).

Il pilota, lo abbiamo detto, è scazzato, stanco e fatalista: sulla quarantina, ha davanti ancora poche corse e alle spalle – non se ne è liberato – i ricordi di una guerra mai finita. E dunque: il crematorio del paesino che ospita il sanatorio rammenta subito a Clerfayt, per l’odore che resta nell’aria, il crematorio dei campi di prigionia.

Presupponiamo che lo stesso Remarque, a lungo residente negli Stati Uniti dopo l’esilio svizzero (1931-1939), pur se scrive all’alba degli anni Sessanta, abbia conservato ricordi altrettanto vividi, poiché ha vissuto sulla sua pelle due guerre mondiali, scrivendo su di esse e sulla condizione di espatriato libri bellissimi e diventando un simbolo internazionale del pacifismo dopo aver raccontato come nessuno il massacro sul fronte della prima in Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929, da noi anche come Ad ovest niente di nuovo).

Proprio nei primi anni Sessanta Remarque è tornato stabilmente in Europa e fa a tempo a pubblicare, dopo Il cielo non ha preferenze, un ultimo romanzo, La notte di Lisbona (1963), sulle vicende di un tedesco ostile a Hitler e costretto a patire un doloroso sradicamento. Remarque muore a Locarno nel 1970 ed è sepolto nel cimitero di Ronco sopra Ascona. Porto Ronco, dove possedeva una casa, è anche il primo posto dove fanno tappa Clerfayt e Lillian, la ragazza belga, viaggiando verso Parigi.

Remarque a Porto di Ronco

Ma torniamo in sanatorio: Giuseppina finisce dal meccanico, dove Hollmann si mette al volante di nascosto – senza però avere il coraggio di accendere il motore – e la vita del pilota si mescola senza sforzo con quella dei residenti della clinica, perché – diremmo noi – anche Clerfayt è malato, esistenzialmente, lacerato tra l’ideale di un’impossibile autenticità e personali fantasmi di morte.

Sembra allora così sorprendente che lui e Lillian con l’aiuto di Giuseppina, rimessa a nuovo, provino a fare insieme un estremo giro di giostra per l’Europa? Leggete voi e non sarete delusi dalle curve della storia, con o senza maiuscola, e del destino. Noi chiudiamo soddisfatti il volumetto de Il cielo non ha preferenze, scovato su una bancarella. È stato edito nel 1963 da Mondadori nei libri de Il Bosco, con una bella copertina di Bruno Binosi, al costo di 1.500 lire. Il Bosco, che pesca abbondantemente dal catalogo Einaudi, non è propriamente una collana economica: ha un prezzo a metà strada fra quello “modesto” della BMM (Biblioteca Moderna Mondadori) e quello dei libri normali. Mi risulta che il romanzo di Remarque sia stato stampato l’anno dopo nella Medusa e in seguito negli Oscar (che debuttano in edicola con Addio alle armi di Hemingway il 27 aprile del 1965, al costo di 350 lire), finendo poi fuori catalogo.

Piccola nota filmica. La vita di Remarque si è a lungo intrecciata con il cinema – anche sentimentalmente, avendo lo scrittore amato Marlene Dietrich e sposato nel 1958 Paulette Goddard. Cinema hollywoodiano. Mentre in questi giorni vediamo riadattato in una produzione tedesca di Netflix Niente di nuovo sul fronte occidentale (terza versione cinematografica, candidatura all’Oscar 2023 come miglior film straniero), abbiamo ben presenti le scene di Arco di trionfo (dal romanzo del 1945) con Charles Boyer e Ingrid Bergman, e forse avremmo potuto notare subito che anche Il cielo non ha preferenze è approdato sul grande schermo.

Ce ne siamo invece accorti a metà libro perché il romanzo fornisce solo lo scheletro a un film poco riuscito: Un attimo, una vita, in originale Bobby Deerfield, regia di Sidney Pollack, anno 1977, con un gelido Al Pacino e una disperata Marthe Keller, la quale insegna al pilota, qui di Formula Uno, a gridare per sfogo nella galleria ferroviaria che divide il mondo dalla clinica e viceversa. Non c’è più la tisi, passata di moda, in Bobby Deerfield, ma è il cancro il terzo protagonista, e Lillian da belga è diventata l’italiana Liliana Morelli – anche nel libro di Remarque c’è una Morelli, ma è Lydia, donna di mondo e amante di comodo di Clerfayt, destinata a perdere il confronto con la giovane belga. Sempre nel film, lo zio micragnoso Gaston, ribattezzato Luigi, è Romolo Valli, come mi ricorda l’amico scrittore Luca Billi, mentre è stato un altro amico scrittore, Paolo Grugni, parlando del suo Darkland (Laurana) in un post su Fb, a consigliare di riaprire i libri Remarque in questi giorni di guerra.

Altro. Se vi domandate se l’ultimo Remarque appaia stanco o addirittura sorpassato – almeno nel caso di Il cielo non ha preferenze – notiamo che lo scrittore è tutt’altro che alieno al realismo contemporaneo delle coscienze tormentate, anche se licenzia un romanzo, nella forma, lineare e spettacolare: forse però il peso del passato, lo sguardo volto all’indietro, nuoce alla capacità di scrutare e delineare l’orizzonte di un (orribile?) futuro. E poi: non c’è quell’urgenza, quel partire in medias res in un presente soffocante, come accade ai disperati Ravic e Joan nella Parigi infernale di Arco di trionfo. Forse assai più semplicemente, gli amanti di Remarque ne Il cielo non ha preferenze sono outsider o appartenenti a una classe sociale storicamente sorpassata, pronta a essere mandata in solaio narrativo da più agguerriti soggetti sociali. Lillian e Clerfayt sono entrambi minacciati dalla morte – la malattia di lei, il pericolo delle corse per lui – forse anche in quanto borghesi déracinés e quindi due volte in via d’estinzione. Appena giunta a Parigi, Lillian ritrova sì una luce di passeggero conforto peregrinando da laica alla Sainte-Chapelle, ma prima ancora torna significativamente a respirare guardandosi negli specchi della sartoria di Balenciaga.

  • Il libro di Remarque è stato acquistato per tre euro alla bancarella di Fabrizio, in piazza Loreto a Milano

 

Credit: File:Remarque met een boek bij zijn schrijftafel in de villa in Porto Ronco, Bestanddeelnr 254-4731.jpg by Willem van de Poll is marked with CC0 1.0.

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