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Allonsanfàn
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Ammaniti eterno ragazzo? Ma no

Quando si desidera sminuire il bestsellerista Niccolò Ammaniti lo si taccia di non essere mai cresciuto, di essere un (epiteto costante) inguaribile adolescente. Aver rappresentato il mondo dall’altezza di un bambino in Io non ho paura (o in Io e te), aver preso per protagonisti ragazzini nel distopico Anna – il romanzo e il serial da lui diretto – è una condanna. Invece di esser lodato perché comprende (cioè abbraccia) e ricrea la suggestione di momenti topici della vita forieri di per sé di scorrevolezza narrativa – di trama: essere bambini e adolescenti comporta la crescita, cioè il cambiamento -, invece di esser lodato perché scrive di bambini e adolescenti in assenza di smancerie e buonismi, Ammaniti viene tacciato dai detrattori di essere un cinquantenne rimbambito – tra parentesi non è poi detto che crescere, senza opporsi all’orribile mondo e modo adulto, sia poi in sé un valore, una procedura da agevolare senza resistere, senza mettersi per traverso… e comunque di questo orribile mondo e modo adulto, con leggerezza di scrittura, parla il troppo bistrattato (dai social) La vita intima (Einaudi Stile Libero). Sarà invidia? Fastidio per il successo dell’infante Niccolò?

Ho letto che una scrittrice di solito produttrice di affannosi memoir definisce Ammaniti uno “scrittore di genere”: genere cannibale? Genere Noir? Genere Stileliberista? E se invece Ammaniti fosse solo uno scrittore di genere umano, e non solo umano, al di là delle sue influenze poco “tradizionali” se non extra letterarie? Sembra che Ammaniti debba pagare ben più di altri un fatto assodato negli ultimi decenni e cioè “il rimescolamento di livelli, e la cancellazione tendenziale di un confine rigido fra high-brow e low-brow (…) strutturale prima nel sistema della letteratura moderna e poi (…) più largamente nell’universo dei media mainstream” (Gianni Turchetta, Tirature ’17).

Comunque. Fin da Branchie, una riflessione etologica conferisce profondità alle storie di Ammaniti e, con leggerezza, lo tiene lontano, specialmente ora che è diventato grande, da sentenziosità ingiustificata – quella che accosterebbe l’ex bambino dei Parioli a Fabio Volo, addirittura, secondo un professore universitario inviperito forse perché (lo scrive lui stesso) è di Francavilla a Mare come il trainer sfigato e un po’ sfottuto che compare nel primo capitolo di La vita intima

Comunque. Visto in una serata milanese, Ammaniti ha raccontato in tutta semplicità che dopo i cinque anni chiuso in casa per scrivere Anna ha patito una sorta di depressione – cosa che di solito gli capita a fine di un libro e non prima – perché sentiva di aver chiuso con quel romanzo il ciclo dei romanzi dell’adolescenza. Dopo aver creduto di liberarsi dei libri con la regia di un serial – cosa che, ha notato, gli ha insegnato ad amare davvero i bambini -, ha cominciato a lavorare sulla storia di una donna adulta, una quarantenne fragile e incerta, convincendosi che la scrittura è l’unica pratica capace di entrare nel nostro cervello, nei meccanismi del pensiero, dei desideri…

Il racconto di questa donna è partito come “pura immagine” e lo ha coinvolto fino all’innamoramento, mentre descriveva attraverso una donna un dolore che non avverte nell’uomo. Un senso di colpa che non dovrebbe esistere, di cui il video di revenge porn della storia è un innesco…

Comunque. La notizia è che Ammaniti è entrato, forse per la prima volta, nella testa di un adulto e si è trovato benissimo. Quasi per ricompensa dell’attesa (ecco un’altra notizia) si è rivolto al lettore con affettuosità: con un “caro lettore” di stampo ottocentesco. Insomma: è cresciuto, finalmente, o no?

Credit: Niccolò Ammaniti a Treviglio” by PresenteProssimo is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

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