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Della morte ovvero della vita. Il tema di Torino Spiritualità 2023

È il tema più arduo, è la certezza più indicibile: l’ultima soglia da attraversare, alla fine. Agli assenti. Della morte ovvero della vita è il titolo dell’edizione numero 19 di Torino Spiritualità, organizzata dalla Fondazione Circolo dei lettori, che dal 27 settembre al 1° ottobre invita intellettuali, scrittori, attori, pensatori a discutere della morte. Ovvero della vita, perché se sono «il mistero del dopo e la memoria degli assenti a rendere enigmatica la fine, nella sua certezza è però possibile trovare il senso della presenza, di quel cammino che è la vita».

Domenica 17 settembre al Teatro Carignano una preview con l’attore Francesco Pannofino che leggerà e interpreterà Le intermittenze della morte di José Saramago accompagnato da un ensemble di musicisti diretti da Simone Campa. Poi, dal 27, via a una serie densissima di incontri: tra gli ospiti Francesco Pannofino, Björn Larsson, Éric-Emmanuel Schmitt, Stefano Massini, Chiara Valerio, François Jullien, Chandra Livia Candiani, Vito Mancuso, Guidalberto Bormolini, Massimo Recalcati, Ilaria Gaspari, Jón Kalman Stefánsson, Massimo Mantellini, Chiara Alessi, Cristiano Godano, Gabriella Caramore, Paolo Nori, Vittorio Lingiardi, Emanuele Trevi.

Tutti ad affrontare un tema che più tosto non si può.

Torino Spiritualità

«Ve lo ricordate? “Mò me lo segno” rispondeva Massimo Troisi al frate che, nel film Non ci resta che piangere, lo ammoniva con il più sgradito dei promemoria: ricordati che devi morire» dice Armando Buonaiuto, curatore di Torino Spiritualità. «E in effetti chi ha voglia di soffermarsi troppo sull’idea? La morte è l’evento che rovescia il tutto in niente, è potenza che inquieta, che quando passa porta via con sé un pezzo di mondo, e mai che lasci le cose come erano prima. L’unica certezza che abbiamo, così siamo soliti chiamarla, con una confidenza che ambisce a essere anche un po’ uno scongiuro. Ed è forse anche per questo motivo che riteniamo meglio intrattenersi con il ventaglio di possibilità che ogni giorno trascorso in terra ci offre invece che sprecare tempo arrovellandoci su un mistero che, per quanto lo rigiriamo nella testa, resterà comunque incomprensibile, imprevedibile, inevitabile, irreversibile. Meglio, insomma, lasciare la morte alla sua estraneità, alla sua enigmatica certezza, al suo scandalo. Almeno finché si può».

Torino Spiritualità
Armando Buonaiuto curatore di Torino Spiritualità

Però. C’è un però. «Vita e morte» dice Buonaiuto «non sono dimensioni nettamente separate. Se è vero che la nostra morte è certa, altrettanto certo è che la morte toccherà i nostri giorni anche prima del loro effettivo termine: nell’assenza dei nostri cari, il cui vuoto è la più nitida sagoma della morte che ci sia dato conoscere; nelle morti sconosciute che tuttavia ci riguardano, perché nessun uomo è un’isola scriveva John Donne, e la campana che suona per l’altro suona sempre anche per te; nel morire degli animali che ci hanno accompagnato silenziosamente e che ci lasciano con la stessa quieta naturalezza; nel ritmo della natura che ciclicamente appassisce per rinascere… Impossibile tenere distinte vita e morte perché, per quanti sforzi facciamo per rimuoverla, la seconda punteggerà sempre la prima, e la prima saprà farsi spazio nella seconda».

Da qui la scelta dell’edizione di Torino Spiritualità di quest’anno, «per lasciarci provocare dalla sua presenza e dal suo mistero. Un mistero che si mostra a noi nella forma chiusa del limite, è vero. Ma non è raro accorgersi che il senso profondo del limite non è tanto quello di escludere, di amputare l’orizzonte, quanto quello di invitarci a scandagliare tutto ciò che, entro quel limite, è possibile. E, passaggio ulteriore, a fare più agili la mente, l’immaginazione e il cuore affinché ciò che sta oltre il limite non smetta mai di interpellarci».

A questo alludono il titolo, Agli assenti. Della morte ovvero della vita, e l’immagine guida del festival realizzata dall’illustratrice Laura Giorgi: «Ai legami che neppure la morte fisica cancella, al rispecchiarsi di lontananza e nostalgia, a tutti gli “altrove” che non conosciamo ma ai quali non smettiamo di volgere gli occhi. La morte ci sgomenta, sì, ma la coscienza della morte è anche ciò che dà senso al nostro destino, rendendo la vita un bene urgente e prezioso. E allora faceva bene Troisi a prendere nota della presenza della morte, perché essere mortali è l’altra faccia dell’essere viventi, e integrare il pensiero della morte nella propria vita non è spreco di tempo, ma il contrario: è dare al tempo più spessore, più colore, affinché non scivoli via nell’abitudine. Affinché la morte, quando verrà, ci trovi vivi davvero. E poi, chi può dire se oltre il limite non ci aspetti qualche inconcepibile forma di rinnovamento, prosecuzione o ricomposizione che, nel sancire la fine, nel decretare l’assenza, inaugurerà un nuovo inizio?».

Insieme agli incontri, Torino Spiritualità propone i Death Café, occasioni per riflettere insieme sulla morte e sul morire. Non sono sedute terapeutiche né sessioni di mutuo aiuto ma momenti di condivisione di un’atmosfera informale, in cui i tabù cedono il posto alla convivialità e alla consapevolezza che essere mortali è quanto di più umano ci sia. E poi laboratori, itinerari cittadini e appuntamenti di riflessione anche giocosa intorno al tema degli assenti.

Il programma completo e le indicazioni per l’acquisto dei biglietti su torinospiritualità.org

Foto in apertura: la Mole Antonelliana illuminata in occasione della passata edizione di Torino Spiritualità.

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