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Carl Safina. Il grande viaggio della Tartaruga Liuto

Frugando fra vecchi libri, mi è appena capitata in mano una foto di tartarughe. È in copertina di un romanzo, che andò per la maggiore qualche tempo fa, Turtle Diary di Russell Hoban: “ambientato a Londra, riguarda due persone sole di mezza età che legano le loro vite grazie a delle tartarughe in cattività” (dal wiki inglese). Proveranno a liberarle, non andrà benissimo, ne nascerà comunque un film con Glenda Jackson sceneggiato da Sir Harold Pinter…

Oggi, invece, incontro un’altra tartaruga di carta, più vera del vero, e più viva che in qualsiasi incredibile fiction, nel grande (esagerato fino a essere sontuoso) racconto saggio di Carl Safina, Il viaggio della tartaruga. Alla ricerca dell’ultimo dinosauro, traduzione di Isabella C. Blum, numero 11 nella collana Animalia di Adelphi.

Questa tartaruga vera, avvistata e seguita durante la nidificazione, a Grande Riviere, sulla costa settentrionale di Trinidad, assomiglia a prima vista, scrive Safina, “a un mostro scuro che respira davanti a me, improvvisa rievocazione di un mondo antecedente la memoria”.

La spiegazione scientifica non toglie fascino anzi avvalora l’impressione di trovarsi trasportati oltre i primordi dell’umano. Spiega Safina, biologo statunitense, classe 1955, di cui Adelphi ha già edito Al di là delle parole (2018) e Animali non umani (2022): “Ultimo mostro rettiliano dal sangue caldo rimasto sulla Terra, tutta avvolta nella sua pelle, la Tartaruga Liuto, i cui antenati videro dominio e caduta dei dinosauri, è lei stessa quanto di più vicino ci sia a un dinosauro vivente”. Un esemplare femmina di media taglia può pesare trecentosessanta chilogrammi e arrivare fino ai novecento. Ecco dunque la Moby Dick del biologo scrittore, ovunque inseguita per più di 600 pagine al fine di immortalarla o salvare su carta almeno un’immagine potente del suo particolare guscio – un mosaico di placche ossee ricoperte da pelle liscia – da cui prende nome. “La Tartaruga Liuto – il Leviatano delle tartarughe – incontrò la scienza nel 1554, quando il medico francese Guillaume Rondelet la presentò nella sua opera Libri de Piscibus Marinis, in quibus verae Piscium effigies expressae sunt. Il nome latino della Liuto, Dermochelys coriacea, significa tartaruga dalla pelle simile a cuoio”.

Adelphi pubblica dagli esordi più che volentieri “libri unici”, dove (spiega Roberto Calasso nelle pagine de L’impronta dell’editore, 2013) il Liber Mundi viene sostituito dal testo irripetibile per un autore o per una disciplina. Può trattarsi di qualsiasi libro: e, per Adelphi, un “libro unico” fu anche L’anello di Re Salomone (1969), che apriva a un inedito ramo della scienza come l’etologia. Questo per indicare una parentela per così dire editoriale di queste odierne molto onorevoli tartarughe di Safina.

La storia-reportage sull’animale, osservato e studiato per anni ovunque, dalle acque equatoriali a quelle artico-antartiche, si mescola alla rievocazione di un immaginario  legato alle tartarughe: appaiono su una moneta consacrata a Afrodite nell’VIII secolo a.C. e, nell’induismo, sostengono l’universo (meglio degli elefanti) e forniscono addirittura un corpo in cui si trasforma Visnù, anche se dopo millenni in cui le si è venerate oppure è stato fatto prosaico commercio del guscio, restano misconosciute: può accadere che nel 1959, davanti alle coste inglesi, una Tartaruga Liuto venga presa per un parente stretto del mostro di Loch Ness…

Carl Safina

Comunque. Il lungo viaggio di Safina che tocca Florida e Louisiana, la Nuova Scozia e via via le coste di mezzo mondo – ancor prima di offrire mappe, un’incredibile bibliografia e un necessario indice analitico – racconta la carneficina a cui si oppongono gli ecologisti. Le Liuto sono ferite dagli ami da pesca e dalle esche, annegano imprigionate nelle trappole escogitate per la cattura dei gamberi, vengono colpite sui carapaci dai machete dei pescatori, sono uccise dalle plastica (la ingoiano scambiandola per le meduse di cui si cibano), essendo evidente in questo massacro “la cecità ambientale del Sapiens, un ritratto spietato e dolente della sua (auto) distruttività”.

All’opposto, il libro che abbiamo tra le mani ha un punto fermo assai umano: “Le tartarughe mi hanno insegnato questo: fai tutto quello che puoi e non preoccuparti delle probabilità che hai contro”, scrive Safina. “Attingi al miracolo dell’energia della vita senza mai preoccuparti di poter fallire; interessati solo a questo: che riusciamo oppure no, agiamo comunque con tutte le nostre forze. Ecco tutto quello che dobbiamo sapere per avere la certezza che il vigore del nostro impegno costante giustifichi la nostra presenza sulla Terra”.

Ora posso rileggere il Turtle Diary di Russell Hoban, scoprendo di quale tartaruga parla, dopo aver imparato che nell’oceano nuotano sette specie di tartarughe. In ordine decrescente di dimensioni sono le Tartarughe Liuto, le Tartarughe Verdi, le Caretta, le Dorso Piatto, le Embricate, le Olivacee e le Tartarughe di Kemp…

Carl Safina è in Italia in questi giorni, luoghi e date per ascoltarlo, qui

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