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Witold Szablowski, Come sfamare un dittatore. Da Saddam a Pol Pot, parlano i cuochi

Il libro, ne abbiamo già parlato su Allonsanfàn altre volte, o te lo scegli fra i titoli di cui sei a conoscenza, o ti si mostra invitante sullo scaffale di una libreria, oppure ti viene regalato. La via più difficile è la terza perché un po’ ti senti obbligato a leggerlo per cortesia verso chi te lha donato sebbene, ben presto, scopri che ne avresti volentieri fatto a meno. Ma non è sempre così. Se sei della specie dei lettori onnivori lo leggi e, magari, ringrazieresti cento volte chi te l’ha fatto incontrare.

A me è successo, di recente, con un libro singolare: Witold Szablowski, Come sfamare un dittatore, Keller Editore, anno 2023. Singolare perché non sembra un titolo accattivante, ma si presenta come reportage fin dalla copertina sebbene non sia di cronaca. Chi mai sarà interessato ti domandi “a cosa hanno mangiato Saddam Hussein, Enver Hoxha, Fidel Castro, Idi Amin o Pol Pot? Sì, circolano dei racconti suggestivi e parecchio macabri su Idi Amin, ma raccontati dai loro cuochi cosa vuoi pretendere che ne venga fuori?

Invece non è così perché, con le interviste di quei cuochi raccolte direttamente dall’autore, l’aggiunta di descrizioni, di paesaggi, di ambienti e personalità che hanno vissuto o vivono in prossimità dei luoghi in cui i cuochi adempirono alla loro missione domestica, puoi formarti qualche opinione un po’ più obiettiva sulla psiche, e su taluni ossessivi comportamenti, attraverso la ricognizione della geografia entro cui i dittatori si mossero, e sul labirinto mentale, talvolta incredibilmente contorto, con cui esercitarono il potere e fecero politica.

Ne sorgono, almeno, delle lezioni a memoria futura: sia informazioni circa coloro che i dittatori li nutrivano (i più deboli), sia circa coloro che dai cuochi si fecero nutrire (i più forti). Naturalmente per fare questo ci vuole garbo e mestiere. Ma di Witold Szablowski, giornalista polacco con un curriculum di studi a Varsavia e a Istanbul, scopri subito come ne possa disporre in quantità e di come affilata possa essere la lama della sua esperienza per nulla estranea all’uso dell’ironia e del sarcasmo.

A questo punto, se sei amante del genere giornalistico-letterario, ti chiedi anche: “Ma com’è che io, di questo libro vengo a conoscenza solo adesso?”. Qui scende in campo il piccolo editore, quello che le major non fagocitano perché non ci vedono convenienza economica o, più semplicemente, perché costui non vuole farsi fagocitare. Questo editore capisci bene che corrisponde al normotipo che raramente rammentano sulle riviste o nelle tv di cui le major sono proprietarie, e la risposta non è difficile perché si trova nella descrizione che la casa editrice propone di se stessa.

La Keller è una casa editrice indipendente del Trentino fondata nel 2005 e diretta, da allora, da Roberto Keller. Si occupa soprattutto di traduzioni pescando in quell’ampio bacino di letterature e culture che sono la Mitteleuropa e l’Europa orientale e pone particolare attenzione alle tematiche dei confini. Opera in una terra in cui si parlano più lingue. Si muove in un ambito ove prevale confronto e opportunità, il frutto di un passato doloroso a tratti, ma anche di possibili investimenti sul futuro.

Questo è vero anche dal punto di vista propriamente editoriale. Il libro ha una copertina flessibile e non aspira ad apparire elegante o di lusso, epperò è molto ben stampato: con caratteri tipografici adeguati, buona carta, suddivisione per capitoli agile e misurata, soluzioni grafiche che a tratti sono raffinate. Che dire? Del mondo angusto e condizionato della grande editoria che si mangia marchi importanti e illustri collane, dell’ambiente pullulante di stampatori on demand e/o a pagamento che si dichiarano indipendenti ma cercano solo di arraffare un po’ di denaro dagli sprovveduti autori, è evidente che la Keller Editore non fa parte. Complimenti.

  • Fabio Baldassarri ha pubblicato di recente PiombinoNapoliBagnoli. Storia di acciaierie dismesse e di un rigassificatore insostenibile (Kairòs, 2023).
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