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Daniele Pasquini. Quell’ultima frontiera che corre tra l’Italia e il West

Daniele Pasquini ambienta il suo nuovo romanzo nel crepuscolo di un’epoca-mito: dalla Toscana alle Grandi pianura dell’Ovest americano. Allosanfàn l’ha letto in anteprima

Nel 2024 Selvaggio Ovest di Daniele Pasquini è stato un romanzo inaspettato. Perché in Italia siamo abituati a vicende più comode, possibilmente contemporanee, in luoghi più conosciuti; insomma, scritture che in qualche modo rassicurino. Così aveva fatto effetto un racconto storico di butteri maremmani più abili e coraggiosi dei cowboy, in una Toscana impietosa e agra almeno quanto le Badlands del South Dakota, con l’intreccio che prevede sia una nazione appena riunita dal Risorgimento sia il circo triste di Buffalo Bill invecchiato.

Alzare dunque l’asticella (magari superandola) nel libro successivo era tutto fuorché scontato. Pasquini – solido non si è fatto vincere dall’ansia. E adesso rilancia con un meccanismo narrativo molto più articolato. Che sì, parte dalla profonda campagna toscana del 1861, ma appena gettate le basi della storia prende lo slancio e supera l’Atlantico. È tempo di scoprire come la Terra promessa d’America stia vivendo La fine della frontiera… È infatti questo il titolo della nuovissima prova del 38enne narratore, in libreria per l’editore NNE.

Daniele Pasquini

Molte storie si alternano e si incrociano lungo le 496 pagine. C’è quella di Dante Niccolai, giovanissimo carrettiere, sensibile e di poche parole, che perde drammaticamente i genitori e lascia un territorio che assomiglia alla Lunigiana per tener fede a un impegno preso da suo padre. Portare a Genova una famiglia che, in fuga dalla povertà, cerca fortuna negli Stati Uniti. Nel viaggio attraverso la Liguria ha modo di conoscere Adele, l’altra protagonista del romanzo, che lo convince a partire per il Nuovo Mondo. È intelligente, bella, decisa, a suo modo una proto-femminista. Insieme con lei c’è però il fratello Iacopo, destinato a diventare il cattivo della vicenda, con il quale Dante si scontra subito e soprattutto, molti anni dopo, in un duello definitivo proprio nel cuore della Frontiera.

Daniele Pasquini
Daniele Pasquini

C’è poi un altro personaggio centrale: il conte Carlo Camillo Di Rudio, patriota cosmopolita che – prima dell’Unità – lotta per liberare l’Italia dal dominio straniero. Lo seguiremo nelle sue battaglie (sempre perdute), tra Giuseppe Mazzini e un attentato fallito a Napoleone III, tra l’Inghilterra dove vive, la Francia e, una volta catturato e quasi finito alla ghigliottina, nella detenzione alle terribili isole della Cayenna, in Sudamerica. Finché, dopo tante avventure mozzafiato, anche lui toccherà il West.

Come si vede, a Pasquini piace tessere la propria trama, renderla articolata, accenderla di colori diversi, farla assomigliare il più possibile alla vita. E ci riesce. Gli avvenimenti sono tanti, appassionanti, troppi per essere descritti in queste righe. Ma tutti i personaggi finiscono appunto per arrivare a Ovest, nella terra dove gli Stati Uniti reduci da una guerra civile hanno spostato la loro ossessione di conquista.

Dante diventa imprenditore di successo, salvo poi abbandonare tutto; si perde quasi irrimediabilmente nell’alcol eppure resiste; viene «curato» dalla natura selvaggia tra Missouri e Wyoming. Adele – finita rocambolescamente in una tribù cheyenne – si trova nel mezzo del conflitto scatenato da Washington per occupare anche gli spazi dei nativi. Carlo, uomo comunque d’armi, entra come ufficiale nelle file dell’esercito americano e serve negli avamposti più remoti: prende parte suo malgrado al disastro miliare di Little Big Horn. Là dove il generale «biondo» George Armstrong Custer condanna a morte sé stesso e centinaia di soldati per il suo delirio d’onnipotenza. E se i nativi di tante tribù, finalmente riuniti in Nazione indiana, riescono a battere per l’ultima volta le «giacche blu», si tratta di una vittoria effimera. Saranno presto spazzati via dalla «civilizzazione» che cambia verso al Nuovo mondo. «L’America è brava in due cose soltanto», taglia corto Eliza, moglie assai saggia di Carlo,«fare la guerra e raccontare storie».

Daniele Pasquini
Little Big Horn, Edgar Samuel Paxson (1899)

Sono belle e coinvolgenti le descrizioni del libro. Con i luoghi primordiali e leggendari del fiume Platte e delle Black Hills, dove il tempo non è quello degli uomini. O, invece, ecco certe immagini della mente: «Pensò che era vero quello che aveva scoperto nelle proprie visioni. Tutta la storia si muove in cerchi che si inseguono fino a chiudersi e ripetersi, e allo stesso avanza come un fiume che scorre, e i cerchi si stringono e si fanno più vicini». Ancora: ci sono gli inseguimenti a perdifiato con i cavalli, le città-fantasma abbandonate dai minatori, i piccoli oggetti che prendono funzione di talismani per la memoria – come la medaglietta di Adele, che riesce a unire gli uomini più importanti per lei.

Tutti questi fatti, così numerosi e pieni di colpi di scena, trovano scioglimento e conclusione. Anche i personaggi in apparenza minori hanno una loro funzione decisiva, la già ricordata Eliza così come il cheyenne Gamba di Legno, che ama Adelein silenzio.

E lo stile? L’autore l’ha messo definitivamente a punto nella sua Frontiera. Con una forma splendidamente rétro, che grazie ai verbi quasi sempre al passato, crea un’atmosfera remota e sospesa. Tra i riferimenti letterari di Pasquini Sono stati indicate le epopee di Larry McMurtry o le prime storie di Cormac McCarthy. Più precisamente lo avvicineremmo ad Alfred B. Guthrie, cantore ispirato e poetico del crepuscolo di un’età dell’oro americana, in romanzi come Il grande cielo o Il sentiero del West.

daniele pasquini
Il romanzo uscito nel 2024

Questa Fine della Frontiera che si apre in Toscana e qui, commuovendo, ritorna, ha la capacità di farci viaggiare nel tempo e attraverso lo spazio. Fantasia liberata ma con il supporto di ricche fonti storiche e documentali, si scopre nelle pagine conclusive che scorrono come i titoli di coda di un film. Sono rari libri del genere, si diceva, nella nostra narrativa attuale. A volte scombinare le carte, cercare più in là le ragioni che fanno un romanzo vero, ripaga. Daniele Pasquini ha cercato e le ha trovate. Ancora una volta all’Ovest.    

In apertura, una immagine western firmata da Stephanie Alton, una sua foto è stata eleborata per la cover del romanzo di Pasquini

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