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Perduti nell’Interzona: Il pasto nudo di William S. Burroughs

Il pasto nudo (Naked Lunch) di William S. Burroughs, pubblicato per la prima volta nel 1959, è un testo scomodo, un posto sporco e illuminato male in cui vagolano corpi straziati, drogati, allucinati.

Aprire la prima pagina è come ricevere uno schiaffo in pieno volto perché ogni aspettativa di un lettore occidentale viene immediatamente disattesa: nessuna trama, nessuna linea narrativa, personaggi evanescenti. Per non parlare della prosa frammentaria e dell’uso spietato del gergo: bisogna rendere omaggio alla sua ultima traduttrice, Franca Cavagnoli, che è riuscita a trovare delle soluzioni estremamente credibili pescando in un repertorio lessicale marginale, settoriale e, per fortuna, talvolta anche molto umoristico (Adelphi ha ripubblicato il testo nel 2001 come Pasto nudo, ndr). Burroughs, figlio degli sperimentalismi della beat generation e della lunga stagione del surrealismo, ha voluto liberare le parole dalla banalità del quotidiano.

Pasto Nudo
La prima edizione

Per fortuna, per venire incontro al suo pubblico, Burroughs ha l’accortezza di regalargli una introduzione intitolata Deposizione: testimonianza di una malattia, che andrebbe riletta una volta finito il libro, nella quale spiega che il suo testo è brutale e ripugnante proprio perché vuole essere mimetico dell’oscenità rappresentata dalla droga, emergenza sanitaria e morale del mondo moderno e pivot attorno al quale ruota ogni pagina del Pasto nudo.

Anche la violenza estrema è una denuncia, paradossale, della crudeltà di un mondo che accetta la pena di morte: come se, per esprimere quanto siano orribili le contraddizioni della nostra società che non vogliamo vedere e che nascondiamo sotto un tappeto di perbenismo, Burroughs le avesse messe sotto un microscopio e le avesse ingrandite fino allo scandalo. Lo stesso titolo, Il pasto nudo, allude proprio a quella consapevolezza, a quel momento di insight, dall’autore definito “istante raggelante”, in cui ci si rende conto di quello che si sta per mangiare veramente quando si osserva il boccone infilzato sulla punta della forchetta. La tossicodipendenza copre questa nudità, questo vuoto, sovrapponendogli un altro vuoto, e così via fino all’abisso della violenza e della insensatezza.

Pasto nudo
L’ultima traduzione

A quanto dice la leggenda che circonda questo libro, Burroughs si era trasferito da diversi anni a Tangeri e lì fu trovato nel 1957 dai suoi amici Jack Kerouac e Allen Ginsberg, che erano andati a visitarlo, insieme a uno scartafaccio di pensieri sparsi che poi, opportunamente rimaneggiato e cucito, sarebbe diventato Il pasto nudo e avrebbe cominciato la sua travagliata storia editoriale, fatta di stampe, ristampe e condanne per oscenità.

L’elemento più sorprendente, però, è che il luogo in cui si collocano le scene del libro, ovvero la cosiddetta Interzona, è probabilmente ispirata proprio alla Zona Internazionale di Tangeri, ma rappresenta perfettamente un sistema concentrazionario. L’Interzona non è un luogo geografico, ma uno stato mentale ed è anche una denuncia, una feroce presa di posizione politica contro il capitalismo. Lì si trovano droghe, devianze, pornografia, tutti elementi che, fortemente incoraggiati dal sistema capitalistico, sono necessari al mantenimento dell’Interzona stessa, per la quale è meglio che gli uomini siano ridotti ad automi anziché essere liberi.

Pasto Nudo
Amici beat: Burroughs con Jack Kerouac

Nella parte centrale del libro, Burroughs, come Huxley nelle sue fasi psichedeliche, descrive la propria distopica Interzona immaginando che lì ci fossero alcuni partiti politici, uno dei quali, quello dei cosiddetti Trasmettitori, aveva il compito tremendo di convincere i cittadini a pensare e sentire solo quello che era previsto dal Sistema, per via telepatica (o subliminale, o farmacologica o anche, profeticamente, tecnologica tramite neuroricevitori impiantati chirurgicamente nel cervello alla nascita). Immaginando questi dispositivi di controllo, Burroughs preconizza le analisi della biopolitica, anticipando le ricerche di Michel Foucault che, soprattutto da Sorvegliare e punire del 1975 in poi, studierà le forme di manipolazione delle menti e dei corpi nel mondo moderno da parte del potere. Il pasto nudo dovrebbe funzionare come un vaccino contro il totalitarismo capitalistico (a proposito del mondo di oggi non a caso la Zuboff parla di capitalismo della sorveglianza) perché, mostrando esplicitamente i meccanismi della dipendenza, del potere, del condizionamento sessuale infilzati sulla punta della forchetta, ha l’ambizione di smascherarli e di renderli meno efficaci.

Pasto nudo
Un frame di Stalker di Andrej Tarkovskij

L’idea di Interzona, certamente, riuscì a dare forma concreta a una area di disagio che negli anni successivi non avrebbe fatto altro che accrescersi, fino a tramutarsi, seppure senza immaginare una filiazione diretta, nella Zona per eccellenza, quella che compare prima nel romanzo dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij, Picnic sul ciglio della strada, del 1972, poi nel film che a esso si ispirò, cioè Stalker di Andrej Tarkovskij, del 1979. Con una brutale semplificazione, si potrebbe sostenere che se, per gli Strugackij, la Zona è uno spazio alieno, in cui non vigono le stesse leggi fisiche della Terra, pericoloso, attraversato da cercatori di tesori, gli Stalker, che rischiano la vita per arricchirsi ma che a loro volta sono sfruttati dai padroni, per Tarkovskij, invece, gli Stalker stanno attraversando la Zona alla ricerca di risposte, della Grazia e forse della salvezza.

Pasto Nudo
William Burroughs nel 1973

Tutti questi tre spazi, però, sia l’Interzona di Burroughs sia la Zona degli artisti russi, funzionano come macchine antropologiche, perché cercano di rivelare cosa sia l’uomo veramente, una volta spogliato, ovvero messo a nudo, dalle protezioni della civiltà, della razionalità, del linguaggio. In Burroughs, purtroppo, i suoi uomini ridotti a corpi scarnificati, intossicati, violati diventano piuttosto delle macchine celibi, che girano a vuoto su se stesse, simulando un desiderio che non arriva mai a realizzarsi, e per le quali non è possibile alcuna redenzione (Credit immagine in apertura: William S. Burroughs by Christiaan Tonnis is licensed under CC BY-SA 2.0, nel testo William S. Burroughs by Christiaan Tonnis is licensed under CC BY-SA 2.0.).

  • Lorenza Lullini, docente di italiano e latino in un liceo di Bologna e blogger culturale, scrive qui di libri importanti e dimenticati
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