UN BLOG
IN FORMA DI MAGAZINE
E VICEVERSA

Allonsanfàn
{{post_author}}

Dimmi che cosa leggi

Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei. Con buona pace del grande Brillat-Savarin, a fare l’uomo è il profilo letterario non quello alimentare. Me ne dà conferma La Repubblica delle lettere, raccolta di saggi di quel meraviglioso saggista che è Marc Fumaroli dove si ricostruisce la storia della comunità ideale nata nell’età dell’Umanesimo e diffusa in Europa tra Sei e Settecento.

Dimmi cosa leggi Ravera

La cosa non vi convince? Eppure è semplice: mentre è possibile condividere con un neonazista (beninteso a debita distanza) la passione per i Weisswurst e la birra affumicata, la stessa cosa non potrà mai accadere con il Mein Kampf, libretto malvagio quanto modesto.

Dimmi cosa leggi, ammesso che tu legga. Se non leggi sappi che è infinitamente meglio il non lettore totale che un seguace di Fabio Volo. Al primo forse accadrà la fortuna di un incontro tardivo quanto salvifico; il secondo invece non ha speranza, le sue papille gustative sono rovinate per sempre. Le abitudini letterarie sono come la moneta: la cattiva scaccia la buona.

Dimmi cosa leggi Ravera

Ho iniziato tardi, credo tra la prima e la seconda media. Devo tutto a Milo Milani. Il ciclo di Tommy River, pistolero malinconico e crepuscolare che destata la violenza, mi ha insegnato a leggere. Poi venne Salgari, e subito dopo i russi, i francesi, gli inglesi, gli americani, nell’età ideale per affrontare la grandezza non disgiunta dalla mole. (Guerra e pace va letta con il fiato lungo e le gambe elastiche dei diciott’anni; dopo può essere solo riletta). Devo a Sartre la scoperta del saggio. Possiedo ancora una copia de Le parole, volume edito Il Saggiatore nel 1964, carta stampa confezione di grandissima qualità: nelle pagine 74 – 75 campeggia l’ombra di un quadrifoglio sbriciolato dal tempo.

Dimmi cosa leggi Ravera

Leggere significa possedere. Mai aderito alla triste abitudine del prestito bibliotecario. Ci ho provato, ma ricordo di aver subito la censura in ragione dell’età. Ma i bibliotecari (esistono ancora?) già sessant’anni fa avevano smesso di conoscere la merce che custodivano, sicché lo stesso censore chi mi impedì di prendere Madame Bovary autorizzò il prelievo de Lo stampo, le memorie dello sconsolato Thomas Edward Lawrence al ritorno dalle avventure arabe, libro che arricchì in maniera considerevole il mio repertorio di imprecazioni.

Dimmi cosa leggi Ravera

I libri sono come gli amori. Non si imprestano, si conquistano e si continuano a possedere anche quando ogni passione è spenta, quando le pagine che ci avevano sbalordito e infiammato non hanno più sapore né mistero. I libri si comprano oppure si rubano. Furti ne ho subiti (ancora rimpiango un catalogo di Böcklin con la sua bella isola dei morti in copertina e saranno passati una quarantina d’anni) tuttavia confesso che sono molti di più i libri che ho rubato; mai in casa d’altri però, e men che meno in biblioteca. Una pratica smessa con la fine dell’adolescenza (sì, è stata lunga) quando la vergogna ha superato il piacere della conquista.

Dimmi cosa leggi Ravera

Come l’autoerotismo, la lettura è una pratica solitaria. Diffidare di chi promuove “letture di gruppo”: in gruppo si mangia, si beve, si canta; si cammina in montagna, sempreché il gruppo sia piccolo e ben educato. Sorridere con indulgenza dei booktoker e della loro influenza sulla lettura. Come il cibo industriale delle multinazionali intasa le arterie dei poveri, così la spazzatura che va sotto il nome di “young adult e romance” brasa il cervello degli adolescenti. Chi è cresciuto con le storie d’amore spacciate dai booktoker non leggerà mai la Austen, che pure sull’argomento qualcosa ne sa, e neppure le vicende delle sciagurate signore Karenina e Bovary.

Ho frequentato nel peggiore dei modi l’università. Disordinato, caotico, privo di progetto e di strategia, ho dato l’assalto alle cittadelle dei saperi in modo erratico, confuso, seguendo l’estro di curiosità dettate dalle urgenze che di volta in volta sentivo di dover soddisfare. Neanche l’esercizio della tesi di laurea (momento formativo per eccellenza: si tratta infatti di applicare le quattro cose che si è imparato in modo diligente riguardo all’oggetto della ricerca) ebbe senso. Litigai con il relatore che, giustamente, mi mandò al diavolo. Scrissi un lavoro a caso, su un autore a caso che discussi con un relatore a caso in modo non so se più banale o più burocratico. Gettai nella spazzatura la mia copia il giorno stesso, e continuai a leggere seguendo l’estro, il capriccio, l’urgenza del momento. Non ho ancora smesso. Curioso di tutto, specialista di niente.

Dimmi cosa leggi Ravera

Da allora non ho fatto che alimentare la mia bulimia di lettura e di possesso. Comprare un libro, particolarmente se si tratta di un testo ostico, è una promessa fatta a sé stessi. Un impegno che si prende con il futuro. Mi è capitato, e ancora mi accade, di aprire per la prima volta con soddisfazione e stupore volumi comprati venti o trent’anni prima, e di rinnovare così un’antica promessa. I libri al contrario di noi sanno aspettare. Hanno una pazienza infinita. Non giudicano mai.

Ammiro e invidio la copywriter Frances Gerety. Nel 1947 inventò per la De Beers lo slogan “A Diamond is Forever”, nel suo genere un colpo di genio; resto tuttavia dell’idea che pur essendo “il miglior amico di una ragazza” un diamante è poca cosa in confronto a un libro. Non ho idea dove ci porterà la rivoluzione digitale. A questo proposito pare che la Danimarca stia affrontando un ritorno al cartaceo: diverse municipalità e scuole come a Gentofte e Aalborg hanno ridotto drasticamente l’uso di tablet e schermi a favore di libri e quaderni tradizionali. L’obiettivo è favorire una maggiore concentrazione, migliorare la comprensione del testo e ridurre l’affaticamento visivo degli studenti. Di certo “tornare indietro” (alla carrozza a cavalli, l’illuminazione a gas, il treno a vapore?) non è mai stato così impossibile. Nonostante tutta la nostra abulia, il nostro provincialismo, la paura della modernità, dovremmo aver imparato che contrastare l’innovazione tecnologica è ridicolo oltreché inutile. Tuttavia ci sono cose come la navigazione a vela, la scrittura con la penna stilografica, il cibo lento e il sesso in gioiosa libertà che nessuna innovazione tecnologica potrà sostituire. Ci sono cose che hanno l’età del bronzo e altre quella del ferro che continuano ad agitarci e a farci soffrire e gioire. Le abbiamo lette decine di volte e ancora ci pare di aprire una pagina nuova.

(Credit DELLA foto in apertura: Cool Big Library by THEfunkyman is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.)

I social: