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Rick Bass. Ritrovarsi Nella regione selvaggia  

La trilogia di racconti dell’americano Rick Bass – esemplare per forza e scrittura – ci conduce in un mondo dove aderire alla natura significa trovare un senso alla vita.  È da leggere. Assolutamente 

Non è neanche necessario terminare le 173 pagine di Nella regione selvaggia di Rick Bass: per chi scrive queste righe va proclamato «il libro dell’estate». È una lezione di short stories in tre atti con crescendo vertiginoso, che ti prende e ti porta via (il volume è appena uscito da Mattioli 1885, prezzo 18 euro, con un’eccellente traduzione di Paolo Cioni). Negli Stati Uniti è stato pubblicato nel 1997, eppure è perfetto, senza che un grammo di polvere l’abbia appannato. Niente infelicità collettiva ai tempi del digitale. Niente fisime da politicamente corretto. Niente letteratura del disagio causa eccessivo benessere. Invece, una natura rude che mette alla prova gli umani e, in qualche caso, anche il contrario. E dove il paesaggio primordiale dell’America, come un colpo di bastone magico che fa zampillare l’acqua dalla roccia, ispira riflessioni filosofiche e condivisibilissime meditazioni sulla vita. Una narrazione rara, sempre più rara.

Ancora prima di entrare nel libro, una considerazione sulla sua «soglia». Con un applauso alla foto di copertina – si vedono una bambina in costume rosso e, poco più oltre, un bambino che attraversano un torrente: vivono la libertà della wilderness, in una terra che sembra ancora incontaminata dalla civilizzazione.

Rick Bass

La prima storia. Qui il narratore è entità onnisciente e onnipotente: muove i suoi personaggi, una coppia, in un mondo di ghiaccio, impietoso eppure vitale. Racconta così la fuga invernale di Judith attraverso l’Alaska, dall’amore impossibile e claustrofobico di Trapper. Lei è una donna straordinaria, nata in Arizona dove «c’erano 41 gradi all’ombra. Ma si era abituata al freddo». È capace di correre sulla neve, su e giù dai crinali, mentre il compagno cacciatore continua a inseguirla. Intorno a lei, le creature del bosco – grizzly, alci, procioni – come in una fiaba. Fugge per mesi, si ferisce però non si ferma, va avanti sempre braccata da Trapper. «Tutte le foreste meritano un uomo e una donna, pensa ancora Judith, ma quest’uomo è impazzito, è passato in un altro mondo; e questa donna – questa donna, che ora si raddrizza e reclina la testa all’indietro, strizzandosi l’acqua dei capelli – sta tornando a valle. Forse non in Arizona. Ma da qualche altra parte».

Judith compirà la sua fuga? Trapper accetterà la sua ricerca di una nuova dimensione? Il finale riannoda i fili della novella e il lettore – con la suspense di un colpo di scena – entra ancor più profondamente in questa folle avventura di gelo e fuoco d’amore.

La seconda storia. Sempre da narratore che domina l’intera vicenda, Rick Bass racconta di Wallis il temerario. Giovane rabdomante del petrolio, su un piccolo aereo sa leggere i segni della terra del Mississippi che scorre sotto le sue ali. Così, tra cabrate vertiginose e manovre in picchiata, individua infallibilmente le aree di possibile estrazione, là «Dove un tempo c’era il mare», come titola il racconto.

Rick Bass
Rick Bass al Texas Book Festival del 2025

Wallis, però, deve fare i conti con Dudley, «l’uomo più ricco del Mississippi», che vuole le stesse concessioni petrolifere e che – destino beffardo – porta lo stesso nome del vecchio e amatissimo cane del protagonista. Arriva quindi la giovanissima Sara: Wallis impara a tenersi stretto «un altro essere umano». Bass possiede questo talento per descrivere un mondo potente, con frasi brevi che si fissano come sentenze memorabili. Il finale della novella ha un’accelerazione improvvisa, come se la pellicola girasse a doppia, tripla velocità. Si scopre in che modo Wallis si possa salvare avendo «due passioni, e non una sola», mentre lui e Sara spingono lo sguardo più in là, da una spiaggia del Golfo del Messico.

Ma arriviamo a Il cielo, le stelle, la wilderness, vertice di questa trilogia. L’ultima storia del libro investe con la sua potenza evocativa, con il susseguirsi di immagini sorprendenti, con il torrenziale ma lucidissimo stream of consciousness, il flusso di coscienza della 44enne protagonista (della quale non conosceremo nome). Il suo racconto vagabonda da un ricordo familiare a una meditazione sul tempo e l’esistenza. Dunque nessun narratore che osserva dall’alto e decide la vicenda, nella Real County, Texas meridionale, e più precisamente nei 10 mila acri del Prade Ranch, «questa cucitura naturale dove tutti i confini s’incontrano».

In apertura e qui, frames da Prade Ranch 2017

Il terzo atto della raccolta comincia con un lutto. A otto anni la protagonista deve raccogliere l’eredità della mamma (anche di lei non conosceremo il nome), la sua incontenibile vocazione per la natura, la vibrazione all’unisono con quel luogo. La scrittura di Bass ha il potere di farci sentire il freddo dell’acqua di torrente sulle gambe della protagonista e di Omar, il suo fratellino, mentre avanzano a piedi nudi sui solchi tracciati dalle ruote ferrate dei carri in un’epoca lontana. Tra le descrizioni più psichedeliche, colpisce quella degli armadilli «stellati». Ecco che, nel buio, i due ragazzini catturano i piccoli mammiferi e ne colorano la corazza con vernice fosforescente: così, quando li lasciano andare, sembrano appunto astri che si muovono sulla terra. O, se magari attraversano uno stagno, quella loro luminescenza subacquea accende un altro sogno.

Dopo le incantate suggestioni della memoria, il racconto vira. E il Prade Ranch diventa l’ultima trincea contro gli oltraggi della modernità. È come se la natura, intatta in quei 10 mila acri ma assediata da tutto ciò che sta intorno, cercasse di difendersi dai predatori. Ovvero gli allevatori che vogliono trasformarne la wilderness, la sua selvaggia ferocia, in pascoli per vacche. E quindi sterminano le aquile, danno la caccia ai coyote superstiti.

Intanto, il tempo pareggia i conti di ognuno. Il padre e il nonno della protagonista e anche Chubb, il factotum del ranch che ha paura della notte, invecchiano piano piano. Come la mamma amava il canto degli uccelli e sapeva riconoscerne le specie, così il nonno che non riesce più a parlare dopo un ictus impara però a imitare perfettamente i gorgheggi e i trilli dei volatili canori. Segnato ma non abbattuto, resiste fino a compiere cent’anni. Un personaggio «secolare», da mondi di García Márquez.

Rick Bass
La wilderness oggi, da Prade Ranch 2017

I simboli che si susseguono anche in questi paragrafi sono splendenti, incisivi. La Cadillac nera di Chubb, che dopo tanti viaggi della famiglia nel deserto o fino al mare, ora è parcheggiata nel nulla, con quattro cavalletti al posto delle ruote e i rampicanti che crescono sui sedili o dentro il motore. Eppure il suo proprietario continua a lavarla e lucidarla con dedizione.

Quando poi anche Chubb se ne va per sempre, la protagonista e i suoi congiunti – ormai più superstiti che famiglia – costruiscono una pira di legno di ginepro e accendono un falò per bruciare la salma dell’amico, alla maniera degli indiani, i primi, legittimi abitanti di quel territorio.

Anche l’amore che incontra la protagonista (e che lei conduce fin dentro il suo eden) la delude; nemmeno lontanamente è paragonabile alla bellezza e all’ispirazione del Prade Ranch. E lei riflette: «Vivo qui, al Prade Ranch, da sola – già oltre l’età che aveva la mamma quando tornò alla terra, all’essenza degli essenziali: suolo, acqua, carbonio, cielo. Puoi marcire o puoi bruciare, ma in ogni caso, se sei fortunato, un luogo ti plasma, ti taglia e ti piega, ti rafforza e ti indebolisce. Baratti la tua vita con il privilegio di questa esperienza – la gioia di un luogo, la gioia del sangue di famiglia, la gioia della conoscenza che viene dall’ascolto e dall’osservare».

La natura che prende e che dà, la natura che comunque comunica, che restituisce significato. I due bambini della storia, felicemente selvaggi, rendono così la libertà a un intero stormo di papa della Louisiana, «gli uccelli più colorati del Nord America», dopo averne acquistate decine, per pochi spiccioli, nei villaggi di frontiera con il Messico. Arcobaleni nell’aria. Il loro volo a tracciare un percorso che tutti, ciascuno di noi, ha smarrito.

Sempre da Prade Ranch 2017

P.S.: Per comprendere meglio il «prima» e il «dopo» del Prade Ranch conviene dare un’occhiata a un video eloquente, postato sulla piattaforma Vimeo nel 2017. Si vedono bionde famigliole americane che con i loro fuoristrada piazzati direttamente nel fiume Nueces – luogo privilegiato della wilderness, sulle cui rive è sepolta la mamma della protagonista – brindano con l’aperitivo a favore di smartphone. Il mondo di oggi va in questa direzione.

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