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Allonsanfàn
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La Recherche di Proust secondo Alessandra Ginzburg

Ho iniziato la lettura di La Recherche di Proust e gli esiti del bacio negato (Alpes Italia). Ne scrivo ora dopo poche pagine. L’oggetto di questo mio scritto non è tanto il libro in sé, quanto la modalità dell’incontro con il libro e con la sua autrice, Alessandra Ginzburg, che ricorda la (o meglio le) casualità – vere e proprie epifanie – che mettono in moto la memoria involontaria del Narratore. (Per chi ha letto la Recherche e per chi non l’ha letta gli episodi riguardano: il sapore di una madeleine inzuppata nel tè in una fredda giornata d’autunno, l’inciampo in una pietra nel cortile dei Guermantes, il tovagliolo inamidato portato alla bocca, il rumore del cucchiaino e il rumore dell’acqua).

Ginzburg Proust

Il mio incontro con questo libro prezioso (una lettura psicoanalitica della Recherche sorprendente nel senso letterale della parola) la “pietra d’inciampo” per tornare alla metafora proustiana è la morte dell’autrice, di cui non sospettavo neppure l’esistenza, legata alla scomparsa del più noto fratello Carlo. È una riflessione sulla mia ignoranza e soprattutto sui meccanismi perversi della “macchina culturale”. Infatti, se Alessandra Ginzburg è stranota nel mondo della psicoanalisi per il suo lavoro di analista e studiosa, non lo è altrettanto nel mondo del così detto “lettore forte”. Un lettore in realtà debolissimo, che sconta la speculare debolezza del sistema editoriale italiano.

Ginzburg Proust
Alessandra Ginzburg

Mi si obietterà che da sempre nel mondo della lettura di qualità lo strumento è il passaparola. È appunto quel “da sempre” a non convincermi: oggi esistono strumenti e metodi che consentono di divulgare autori e opere in modo sistematico a basso (se non bassissimo) costo. Ma il mondo dell’editoria, specie quella piccola e piccolissima, aborre l’innovazione tecnologica nella stessa misura in cui la teme; è accaduto nel più vasto mondo dei giornali che all’apparire del World Wide Web fece orecchie da mercante convinto della solidità della propria posizione e oggi agonizza come un brontosauro spiaggiato. Eppure basterebbe poco, se non pochissimo. Penso alla gestione del così detto fuori-catalogo o dei titoli che gli editori non ristampano in ragione dei costi di distribuzione: basterebbe una semplice prevendita on-line per assicurare un destino felice al conto economico e ad opere imprescindibili.

Tornando ad Alessandra Ginzburg che ho scoperto tardi, e che senza la celebrità del fratello non avrei forse mai incontrato, penso con disappunto a tutte le cose belle, importanti e arricchenti di cui non avrò contezza. Morire è un obbligo, prim’ancora che un destino, ma almeno ci sia dato modo di rivedere Itaca. E di riconoscerla, soprattutto.

  • In apertura: Marcel Proust nel 1900 in un ritratto di Otto Wegener
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