Il 10 giugno, inaugurando la torre più alta della Sagrada Famiglia, Leone XIV ha dichiarato: “I cristiani non possono fare la guerra”. Questo monito, non so quanto rispettato nonostante l’autorevolezza della fonte, mi è tornato in mente oggi, lunedì, giorno di mercato in via Cesariano a Milano. Oltre alle bancarelle dell’agro alimentare, ai casalinghi e all’abbigliamento, se non piove c’è anche il banchetto dei libri: novità e saggi scontati e scontatissimi. Mi cade l’occhio sulla quinta edizione di Guerre giuste e ingiuste. Una discussione morale con esempi storici di Michael Walzer meritoriamente pubblicato da Garzanti.

Lascio la parola al novantenne più grande filosofo della politica statunitense: “A volte è giusto combattere, e a volte i soldati combattono in modo giusto. Nessuno che sia cresciuto durante la Seconda guerra mondiale può dubitare dell’esistenza di guerre giuste, oltre che ingiuste. Ma è altrettanto vero che a volte è sbagliato combattere, e a volte i soldati combattono in modi sbagliati”.

Dall’assedio di Melo (e conseguente massacro) nella guerra del Peloponneso, passando per il Vietnam sino ad arrivare a Gaza, la riflessione di Walzer tiene al centro la complessità della realtà. Lo fa, come sottolinea il sottotitolo, attraverso esempi storici, con concretezza e straordinaria luminosità analitica. Michael Walzer è, insieme a Maurizio Ferraris, il solo filosofo contemporaneo che pensa e scrive filosofia in modo chiaro e perfettamente comprensibile. Ha novant’anni, che iddio ce lo tenga da conto ancora un po’.
La prima edizione di Guerre giuste e ingiuste è stata pubblicata nel 1977. Improbabile che Robert Francis Prevost, Papa filosofo-matematico, non l’abbia letto. Lo so, è impossibile, ma un confronto fra i due sarebbe interessantissimo.
Foto in apertura: un dettaglio della copertina del libro



