Nel 2025, La Maison des Femmes ha chiamato al cinema i francesi col passaparola – si contano 470.000 presenze – raccontando con brillantezza (pare un ossimoro e infatti lo è) vita morte e miracoli di un centro di accoglienza per donne vittime di violenza.
Opera prima di Mélisa Godet, il film trae ispirazione da una struttura reale fondata nel 2016 a Saint-Denis, periferia di Parigi, e si offre come un’opera corale che, evitando i toni pietistici e la facile retorica, sa fotografare la quotidianità di medici e pazienti, di psicologi e operatori socio-sanitari impegnati a curare ferite fisiche e psicologiche.

Godet mette in luce non solo il trauma, ma soprattutto il percorso di ricostruzione, quasi a riaffermare la dignità delle vittime. Non c’è invece spazio sullo schermo – ed è una scelta che si rivela azzeccata – per gli oppressori, siano maschi bianchi o appartenenti a comunità che hanno in spregio i diritti delle femmine.
La forza di La Maison des Femmes-La casa delle donne risiede in parte anche nel cast partendo da Karin Viard nel ruolo della dottoressa Diane Khoury, carismatica direttrice del centro. Ma sono in totale 55 le attrici coinvolte nel progetto, comprese diverse interpreti non professioniste che portano sullo schermo storie di grande intensità emotiva.
Nata nel 1984, Mélisa Godet ha costruito la sua carriera partendo dalla scrittura. Prima di questo esordio, ha firmato sceneggiature (Comment je suis devenu super-héros e la serie LT-21) e ha diretto il cortometraggio Les Enfants d’Oma (2022): la storia di Milou, abbandonata dalla madre, che affronta il lutto per la morte della nonna che l’ha cresciuta. Con La Maison des Femmes, scritto insieme a Catherine Paillé, Godet corona un percorso artistico guidato dall’impegno.

La Maison des Femmes, che esce sui nostri schermi il 29 ottobre, ha ricevuto per la sua uscita italiana il patrocinio di Amnesty International Italia e il sostegno dell’associazione Differenza Donna e Kering Foundation, partner nella diffusione distributiva.



