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La sfida su Prime Video. La storia dell’Eta, l’Italia e l’Europa che c’era

E’ stato il terrorismo a un passo da casa. Ma eravamo così preoccupati dai nostri di terroristi da dare poca attenzione a questi altri, i baschi dell’Eta (Euskadi Ta Askatasuna, Nazione basca e libertà). E in libreria non è che siano fioccati i libri su una storia che in qualche modo conosciamo grazie a Patria di Fernando Aramburu.

Per questo è ancora più interessante il documentario finalmente trasmesso da Amazon Prime, dopo mesi durante i quali è stato disponibile solo il trailer. Il documentario si intitola La sfida: l’Eta, otto episodi che raccontano l’organizzazione terroristica basca che con le sue azioni in 50 anni di attività ha ucciso 853 persone e fatto oltre 2.500 feriti.

prime video Eta

L’Eta è un gruppo armato separatista d’ispirazione marxista-leninista con lo scopo di ottenere l’indipendenza per il popolo basco. I Paesi Baschi infatti sono un’entità culturale e geografica ben definita e la loro lingua, l’euskera, potrebbe essere la più antica d’Europa.

Nasce in risposta al centralismo della dittatura franchista, con l’Operación Ogro (Operazione Orco) del 20 dicembre 1973 fa saltare in aria in piena Madrid l’auto dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco, capo del governo e successore designato del Caudillo. La vettura la recuperano al terzo piano di un palazzo.

Nel 1974 si divide in una componente marxista, l‘Eta politico-militare, concentrata sulla lotta al franchismo e nell’Eta militare, più sensibile alle istanze nazionalistiche.

Nel 1975 muore Francisco Franco e torna la democrazia, ma l’Eta non demorde. Non cambia nulla anche con l’autonomia del 1979 per i Paesi Baschi, mentre una sospensione delle attività viene annunciata dall’ala politico-militare dopo il fallito colpo di Stato militare del febbraio 1981 raccontato da Javier Cercas in Anatomia di un istante. L’Eta vuole fare finalmente politica? No, l’ala militare prosegue l’attività terroristica che negli anni Novanta si fa ancora più intensa con attentati che sono un mix fra le azioni criminali viste negli anni. E’ terrorismo classico, l’uccisione o il ferimento di un obiettivo; il rapimento, anche di un semplice agente penitenziario liberato dopo oltre 500 giorni; le autobomba, anche nell’auto di una impiegata di un commissariato, e nei centri commerciali. Quella di Barcellona provoca la morte di 21 persone.

Un mix di Br, terrorismo di destra, Totò Riina e Pablo Escobar, terrorismo allo stato puro con una predilezione per gli uomini della Guardia Civil (241 morti).

In Spagna nessuno può sentirsi al sicuro. La polizia spagnola non è particolarmente efficiente. Quando Felipe Gonzàlez arriva al governo nel 1982 racconta di non avere trovato intelligence. Di infiltrati si inizia a parlare solo più tardi quando l’Eta ha già iniziato il declino.

In Italia le giovani Br erano già infiltrate tanto che Curcio e Franceschini vengono arrestati grazie all’opera del frate-guerrigliero Silvano Girotto. Nel 1997 viene rapito e ucciso Miguel Angel Blanco Garrido consigliere comunale del Partito Popolare. L’assassinio provoca una grande reazione della società spagnola e 23 capi di Herri Batasuna, indicato come braccio politico dell’Eta, finiscono in carcere. Negli anni Duemila il partito viene messo fuorilegge.

Intanto la Francia capisce che il diritto di asilo c’entra poco con l’Eta che utilizza i Paesi Baschi francesi come retrovia delle sue attività. Il vertice dell’organizzazione a poco a poco finisce in carcere e qualcuno si pente. Nell’aprile 2017 l’Eta annuncia la fine della lotta armata e l’anno successivo lo scioglimento affermando di “dare per terminato il suo ciclo storico e la sua funzione”.

Il documentario (in lingua originale con sottotitoli) è un susseguirsi di testimonianze senza una voce narrante che leghi le varie vicende e ha il difetto di andare un po’ veloce sui Gal e la guerra sporca. I Gal (Gruppi antiterrorismo di liberazione), una sorta di gruppo paramilitare o terroristico, che agisce fino al 1987, nascono quando i socialisti vanno al potere. I Gal cercano di riappropriarsi del territorio con squadre della morte che rapiscono, torturano e uccidono presunti terroristi baschi. Alcuni di loro finiscono in carcere. «Tutta la Spagna sapeva» ha detto Juan Ramon Recalde, ex ministro della Giustizia. «Era la logica dell’occhio per occhio. E tutti implicitamente l’accettammo. Fu il nostro errore, la nostra colpa. Ma non dimentichiamo la storia di quegli anni».
In tutto questo l’occhio italiano rimane però colpito da un’altra caratteristica. Quella dell’Eta è una storia interamente spagnola. Non ci sono servizi segreti di altri Paesi che agiscono nell’ombra, la Spagna non è il terreno di scontro fra potenze straniere durante la guerra fredda.
Mentre l’Italia, a partire da piazza Fontana (prendiamola come data simbolica), incrocia la politica interna con quella internazionale e la lotta arriva alle bombe e agli omicidi fino a culminare con il “golpe” del delitto Moro, la Spagna se la gioca tutta in casa.
L’Italia come ventre molle dell’Occidente? La Spagna aveva una democrazia molto più giovane e con una forte presenza della sinistra.
I baschi volevano l’indipendenza non il marxismo? Mica tanto. L’Eta era marxista e gli Usa non sarebbero stati contenti di avere una piccola Cuba in mezzo all’Europa. D’altronde anche i nostri baschi (in sedicesimo), i terroristi sudtirolesi, vengono visti come un episodio della guerra fredda (lo sostiene Lilli Gruber nel suo libro Inganno).
Morto Franco, il partito socialista arriva al potere nel 1982 con posizioni moderate. Come osserva Federico Romero in Storia della guerra fredda: «L’attrazione dell’Europa occidentale fu decisiva per sostenere la transizione alla democrazia in Grecia e Spagna». E «la Comunità europea si rivelava un epicentro istituzionale gradualmente più capace di coordinare l’azione internazionale degli europei». Quando l’Europa era un’altra cosa.

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