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Allonsanfàn
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Mezzo secolo di Horses. Cronaca di Patti Smith live a Firenze nel 1979

Il 10 novembre 1975 usciva un disco che ha segnato la storia del rock, Horses di Patti Smith. La canzone Gloria diventa un inno di liberazione generazionale. E poi gli altri brani, Redondo Beach, Birdland… In occasione del cinquantenario, la cronaca di un concerto italiano dell’artista che, allo stesso modo, è rimasto nella memoria di molte persone.

In una notte di settembre«Gloooriaaa!!! Gi-el-ou-ar-ai-ei!!! Gloooriaaa!!!». Nel catino dello stadio lei urla alla notte la sua canzone. Dietro a storpiare quelle sillabe, gli ottantamila arrivati a Firenze da tutta l’Italia per vedere la strana creatura “cantante” che dall’America è piombata sull’Italia del terrorismo, come un meteorite.

Patti Smith
Patti Smith live a fine anni Settanta

È il 1979, lunedì 10 settembre e all’Artemio Franchi, per il concerto del Patti Smith Group, c’ero anch’io. A 16 anni, liceale appassionato di rock perché allora si faceva così. Come prova, niente selfie: conservo ancora il biglietto di quella serata: fondo azzurrino, una chitarra dalla forma molto approssimativa, la scritta in stile graziato, costo 3 mila lire e poi il numero: 17708. A guardarlo agisce come un talismano e qualche brandello di immagine...

I giorni prima sono stati pieni di tensione. Siamo negli anni degli autonomi, delle P38, di Moro e delle contestazioni ai concerti dei cantautori e, anche di più, dei gruppi stranieriQuei capitalisti. C’è quindi preoccupazione per questa musicista che magari negli Stati Uniti non sarà così famosa ma, a chiedere qui a qualunque ragazzo un po’ sveglio, ti ripete almeno il ritornello di Frederick o Because the Night.

Poi Patti Smith è uno degli eventi alla Festa provinciale dell’Unità: il Pci, i comunisti, a quell’epoca sono persone che prendono le cose sul serio e non possono permettere le contestazioni. È previsto un servizio d’ordine come si deve.

È stata un’estate diversa, questa: una sera tra giugno e luglio, sempre al Franchi, hanno suonato Dalla e De Gregori, insieme nel tour di Banana Republic. E lì si è vista già tanta gente. «Laggiù nel Paese dei Tropici, dove il sole è più sole che qua…», si è cantato a squarciagola. Ma in una dimensione più domestica, familiare. In fondo le parole delle canzoni si capiscono e si possono ripetere; Dalla – con il cappellino di lana di un modello che finora non si è mai visto e che tiene sempre in testa anche se ci sono 35 gradi – fa le sue mossettine sul palco, gigioneggia col clarinetto; “il principe” De Gregori, invece, se ne sta dritto davanti al microfono, effetto stoccafisso, a suonare la chitarra. Sì, hanno fatto un concerto – mica è così comune, allora – ma sono stati anche rassicuranti.

Io frequento questo liceo classico – Il Michelangelo -, che è borghese ma che in città non è “il più borghese. Fino a poco tempo prima ci sono stati anche i “fascisti” che se le sono date con i figicciotti», ovvero i giovani comunisti, e quelli della sinistra extraparlamentare. Quasi ogni giorno si convoca un’assemblea perché le Brigate rosse hanno fatto un altro attentato, hanno “gambizzato” un altro servo dello Stato.

Ora andare a vedere al concerto di Patti Smith, dopo che si è visto anche Dalla e De Gregori, è un bell’uno-due rispetto ai compagni di classe che certo non si abbassano a queste manifestazioni. Soltanto uno di loro ascolta certe strane band Orchestral Manoeuvres in the Dark con Enola Gay e non per nulla poi è finito a fare il creativo… Io, in verità, spero anche che questa storia dei concerti possa funzionare con le ragazze, che quando ti vedono suonare una chitarra risulti subito più interessante.

Patti Smith Horses

Finalmente il giorno arriva e intorno allo stadio si è radunato il solito mercatino di gadget improbabili, le magliette con le facce delle rockstar e le collanine dei superstiti “indiani metropolitani”, quelli che nel 1977 a Bologna hanno praticato l’autoriduzione.

Ho letto in una rievocazione dell’evento che ci sarebbero stati anche quelli del “Movimento per la Santificazione di Patti Smith” che diffondevano i volantini con il ritratto “della Beata Patricia Smith”: mah, io non li ho visti.

So che quando entro nello stadio vedo persone dappertutto, sulle gradinate, a fare la fila davanti alle toilette drammaticamente insufficienti, ce ne sono soprattutto nel prato. Questa gente è tantissima, molto più di quella di Banana Republic.

Mi ricordo che faccio un mezzo giro lungo la pista d’atletica, che per ora è percorribile. È un pomeriggio caldo d’estate e, in controluce, si possono intravedere nuvolette dal fumo delle canne. Aleggiano. Nella mia memoria il concerto di Patti Smith resterà sempre legato allodore di marijuana e hasisch.

Poi, il buio e lei che arriva. Eccola, al centro di un palco tutto sommato piccolo. In ogni caso io la posso guardare soltanto da lontano, perché il prato è talmente stipato di gente che di avvicinarsi non se ne parla proprio. Credo che tanti, come il sottoscritto, conoscano molto sommariamente la musica dell’oggi celebrata “sacerdotessa del rock”. Pissin’ in a River, Easter, Dancing Barefoot, queste sconosciute… Chi mai ne sa ripetere le parole?  

Eppure lei ha il potere di stare sulla scena. Magrissima, pallida, «è drogata» tutti vociferano, ma assolutamente ispirata, ti trasmette e forse risveglia qualcosa. Noi ragazzi italiani, totalmente provinciali (Firenze, lo garantisco, non è mai stata Milano eccetto rare eccezioni), almeno per una sera ci sentiamo nientedimeno che a Woodstock (il docufilm sul più grande Festival l’ho visto e rivisto nel cinema lercio, e anche questo “fumoso”, dove si proiettano pellicole-contro e che si chiama Universale). Stasera sì: si prova la sensazione di essere dove in quel momento bisogna stare. Un’illusione, certo, ma serve comunque.

Patti Smith
In concerto a Pavia nel 2019

Patti Smith l’ho rivista pochi anni fa, a teatro, al Fraschini di Pavia, il 5 dicembre 2019, poche settimane prima del Covid. Un concerto preciso, rilassato, bello: con lei accompagnata dalla figlia pianista e da un bravo chitarrista. Ha cantato (ancora buona la voce). Ha scherzato. Ha fatto la sorniona sull’Italia «che è il suo Paese d’elezione, etc. etc.». Ha anche fatto il bis con People Have the Power e gli spettatori erano in piedi e ripetevano in coro.

Se penso a quella notte di settembre, che mi sentivo davvero il rock addosso e non solo quello, e ancora adesso mi dà calore, ecco, di tutto quello c’è stato poco. Una platea proprio ordinata con le sedie verde-grigio contro il casino di un prato sudato e sotto una cappa di fumo di canne. Là, di certo si vibrava di più.

A margine Il 4 novembre è uscito per Bompiani Il pane degli angeli, un memoir di Patti Smith. Ne parleremo

Patti Smith

  • Giornalista scrittore e fotografo, Mauro Querci ha pubblicato il libro Extralarge – microstorie dal lato lungo del mondo. Noi ne abbiamo parlato qui
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