Presentato in anteprima alla Settimana della Critica a Cannes 2025, distribuito su Netflix con successo e selezionato per il miglior lungometraggio internazionale agli Oscar 2026, La mia famiglia a Taipei, cioè Left-Handed Girl, di Shih-Ching Tsou, è stato premiato pure come Miglior Film al Festival di Roma 2025.
L’incantevole debutto della regista di Taiwan (ma con studi newyorchesi) non nasce all’improvviso. Shih-Ching Tsou ha sviluppato una lunga e fruttuosa collaborazione con il premio Oscar Sean Baker (quello di Anora). Con lui, ha co-diretto Take Out – presentato ai festival nel 2004 e uscito in sala nel 2008, evidenziando interesse per un cinema “dal vero”, ossia fedele alla vita, quasi “dogmatico” – e sempre con Baker ha poi prodotto Red Rocket e The Florida Project. Dal canto suo, l’americano ha scritto insieme a lei, montato e prodotto Left-Handed Girl.

La trama in breve e senza bisogno di spoiler. La famiglia della piccola I-Jing, 5 anni, torna a Taipei dopo diversi anni. È un approdo complicato per le tre donne (una madre, una ragazza e una bambina) in una città che è insieme luogo di memoria e (almeno lo dovrebbe essere) di rinascita. E infatti offre lo spunto per un ampio racconto, privato e collettivo, che si dipana tra tradizione e modernità. L’idea di Shih-Ching Tsou è quella di mettere in primo piano la soggettività femminile, per di più rappresentata da tre diverse generazioni, nel quadro della struttura patriarcale taiwanese.
Mentre la madre single fronteggia i debiti gestendo un chiosco in un caotico mercato notturno e la sorella maggiore contribuisce con un lavoretto part-time – ficcandosi in una serie di guai più sessuali che sentimentali -, la piccola I-Jing esplora con meraviglia la vita cittadina: le strade, le bancarelle, le luci della metropoli. Finché il nonno non le proibisce di usare la mano sinistra, perché la considera malvagia, la mano del diavolo. Il divieto avrà conseguenze impreviste per la piccola “donna mancina” e per l’intera vicenda. Sarà proprio lei, I-Jing, a ribaltare le sorti della sua famiglia e a svelare un segreto ben custodito.

Shih-Ching Tsou usa un linguaggio visivo piano e mostra empatia verso tutti i suoi personaggi, sia che tenga l’inquadratura bassa, all’altezza di I-Jing, sia che si alzi a livello di scooter seguendo le peripezie della ragazza di mezzo quando opera nei panni succinti di betel nut beauty, ovvero di seducente venditrice di noci di betel nei chioschi illuminati al neon.
Corre a tratti il rischio Shih-Ching Tsou di sacrificare la profondità del film al bozzetto popolaresco, quando affida troppo il plot allo spirito della commedia – brillante o caustica a secondo dei momenti e di solito riuscita in entrambe le modalità – ma tiene il punto sul fatto che Taiwan sia una città mercato – o una città qui ridotta per sineddoche a un formicolante mercato – in cui governa su tutto una spietata legge economica. È molto chiaro quando il film si compatta efficacemente in una grande cena finale – la festa per i 60 anni di una matriarca -; una scena scritta e recitata benissimo, a mostrare come a Taipei si scontrino fragorosamente, ma forse con una onorevole via di uscita, il pregiudizio del passato e l’affannata disinvoltura del futuro. Accennavamo prima dell’influenza di Dogma 95 su Sean Baker e Shih-Ching Tsou: in questo film è stata tradotta in pratica. Che ci crediate o no, Left-Handed Girl è stato girato tutto con un iPhone 13 in 4K.



