Che bella riscoperta Tripla eco di H.E. Bates (1905-1974), impeccabile novella di cento pagine che riporta in libreria uno scrittore inglese abile nelle short stories (Graham Greene lo paragonava addirittura a Čechov) e abituato a muoversi nelle predilette Midlands.
E pure può sembrare uno studio sul correlativo oggettivo Tripla eco. Tutto quello che accade nell’animo della protagonista si riverbera e confonde con il tempo fisico delle stagioni e, sotto Natale, quando cade la neve, la donna sembra trovare requie in una contingenza drammatica, di vita o di morte. Meglio: la neve scende a esaltare l’“estasi del vuoto”, l’ambivalenza di sentirsi protetta e insieme di covare un gesto fatale.

Siamo durante la Seconda Guerra mondiale, nelle campagne inglesi: una donna sola, Alice Charlesworth, governa una povera fattoria. Il marito è da tre anni prigioniero dei giapponesi. Alice lavora come in trance, lei stessa è una prigioniera, della mancanza di speranza e di una routine di fatica che l’hanno sottratta al mondo.
Finché un giorno sale al suo campo un soldato quasi imberbe, Barton, che le risveglia sensi e sentimenti. Quando questi diserta, si nasconde da lei, nel suo letto, e poi è indotto da Alice a vestire abiti muliebri, e a fingersi sorella della donna, con esiti poco prevedibili. Gli abiti sono un altro modo di parlarci dei due amanti: i jeans e gli stivaloni infangati di Alice, che indossa quando la vediamo per la prima volta, intontita dall’infelicità, finiscono in soffitta; le scelte di vestiti e di oggetti femminili del disertore diventano per lui il segno di una doppia fuga, quella dall’esercito e forse quella da prerogative che si pensano maschili – la pericolosa sicurezza/noncuranza e l’ambiguità del suo comportamento rendono Barton il personaggio più interessante e in qualche modo chiave del testo. Gli altri uomini della storia, molto rozzi, scopriteli voi, quando vengono a cingere d’assedio quello che rimane di un impossibile idillio.
Il racconto venne pubblicato a puntate sul Daily Telegraph nel dicembre del 1969 e in volume nel 1970, e come accadde a molte opere di H.E. Bates ha preso la via dello schermo dopo la scomparsa dell’autore. The Triple Echo è diventato un film nel 1972, per la regia di Michael Apted, con Glenda Jackson e Oliver Reed, che avevano fatto faville insieme in Women in Love (tratto dal romanzo di D.H. Lawrence) e Brian Deacon. Da cercare!
L’efficace traduzione di Tripla eco è di Giovanna Granato.
Nella foto in apertura, H.E. Bates



