Inaspettatamente, al ragazzo Nino, trentenne o poco meno, dopo una serie di controlli di routine, viene diagnosticato un tumore alla gola. Glielo comunica un medico frettoloso, poco empatico ma pratico: invita Nino a presentarsi in ospedale dopo il weekend per incominciare la cura.
Prima dell’inizio delle terapie, Nino si trova d’improvviso ad affrontare e assolvere compiti burocratici e personali e, mentre si lascia navigare scioccato e intontito, vede trasformare il suo fine settimana in modo imprevisto, fino a fargli riscoprire (o baluginare in un flash) il desiderio di vivere e forse di amare.

Si deve subito scriverlo e sottolinearlo: il film Nino non ha niente di consolatorio, né di ricattatorio nei confronti dello spettatore, ormai abituato a affrontare casi clinici spettacolari o spettacolarizzati. Il tema centrale del film è la necessità di venire a patti con la vita nei suoi gesti quotidiani, il bisogno di acquisire una consapevolezza non paralizzante della fragilità dell’esistere. Ma pure su questo versante: niente zucchero, né caminetti crepuscolari di nostalgia del tempo che fu.
Parte del merito del successo di Nino va alla faccia di Théodore Pellerin, attore debuttante: in una performance intensa, fa suo lo stato interiore sospeso e straniato del protagonista, sempre in bilico e indeciso se nascondersi o svelarsi agli altri. Ma i più sentiti applausi vanno alla regista Pauline Loquès, oggi quarantenne, che ha confezionato un’opera prima personale e intima, elegante e sfaccettata, ignara appunto di semplificazioni melodrammatiche.

In un copione scritto benissimo, Loquès procede per episodi – l’ospedale e il problema della fertilità messa a rischio dalla cura (sarà il leitmotiv del film, riguardando il futuro), il rapporto del ragazzo con la madre, l’incontro con una ragazza e il suo bambino – e scandisce efficacemente il tempo interiore del protagonista, mentre si muove in una Parigi fredda, lucida e indifferente, perfetto specchio per l’alienazione del ragazzo.
Vale la pena nominare il cast che attornia Pellerin, in cui spiccano Jeanne Balibar, William Lebghil e Salomé Dewaels. E notare che il successo del film è stato sancito in Francia da Cannes e poi da un César alla migliore opera prima per la regista e da uno per la miglior promessa maschile per l’attore. Dal 30 aprile, Nino è nei nostri cinema.



