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Allonsanfàn
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Conversazioni su Esterno notte. Niente di nuovo sul caso Moro

Ho cominciato la conversazione dicendo che in Esterno notte Marco Bellocchio sembra usare la sua esperienza di regista per fare una serie tv sull’atroce caso Moro. Ma al contrario, può  sembrare che abbia usato il caso Moro per ricavarne una serie, epperò con quel sovrappiù di macchiettistico e caricaturale che consente la fisica rappresentazione dei personaggi più che il racconto. Il regista, preciso io, è bravo, ma il risultato è altra cosa rispetto a film storici dalla comicità amara come La grande guerra o Tutti a casa. E a me, francamente, non garba. Ma forse, se mi guardo meglio intorno, posso pensare che sia un segno dei tempi in cui viviamo.

Un amico, piuttosto perentorio, dice allora che si tratta di una ricostruzione intimistico-iperbolica con spunti macchiettistici come quello su Berlinguer (credo si riferisse all’immagine che ne dà Bellocchio quando lo fa apparire nella serie). E un altro ancora ritiene che il termine “macchiettistico” sia più pertinente di “caricaturale”: cioè un’operazione indispensabile per la comprensione delle vicende, del contesto, dei tempi. Prosegue dicendo che lui c’era e non ne avrebbe sentito il bisogno, ma al pubblico contemporaneo e futuro, per rappresentare quell’universo sconosciuto (Cossiga, le Brigate Rosse, la P2, Paolo VI, gli “americani” o, addirittura, Andreotti…) ci sarebbero volute molte più puntate. Vista sotto questa lente, a suo avviso, la serie assume una miglior valenza (vedi fotografia, impianto narrativo, etc., in cui Bellocchio è maestro).

Ho ricordato al mio interlocutore che doveva tener conto che a quel tempo c’ero anch’io, e non mi pare che quei personaggi fossero come li ha voluti il regista. Personalmente li ho sempre visti come tragici uomini di potere.

Un altro amico commenta, a questo punto, che a lui il film è piaciuto, e sottolinea che ne emerge, se necessario ancora una volta, come lo Stato avesse abbandonato gli uomini giusti che volevano il bene della Nazione. Qualche anno dopo, difatti, ricorda che la stessa tragica sorte toccata a Moro colpirà Falcone e Borsellino.

Qui la conversazione si ferma. Ma riprende il giorno dopo, una volta visto l’ultimo episodio di Esterno notte, confermando, secondo me, che i generi che resero grande la nostra cinematografia si chiamano ancora neorealismo e commedia all’italiana. Gli attori  non erano maschere ma recitavano con rara professionalità e guida sicura nei ruoli assegnati loro dagli sceneggiatori e dai registi che volevano dire qualcosa. Invece proprio le serie tv ci mostrano che, per questo tipo di accadimenti, i vecchi meccanismi non sono adeguati. Suggerisco, anzi, di guardare la serie Boris in cui vengono disvelati amabilmente certi meccanismi narrativi che non appartengono alla nostra cultura bensì a quella americana. Usati fuori contesto, sottolineo, ne emerge il lato grottesco. Ma la maschera e il grottesco, in Europa, si adattano al mito della tragedia greca. Epperò, nel rapimento Moro e nella sua finale uccisione dopo quella precedente della scorta, rappresentano ben altro che il mito… In questa vicenda c’è la carne viva di una società in cui abbiamo scoperto, non troppi anni fa, di essere immersi… Peggio ancora: da cui non riusciamo a uscire.

Conclude il secondo amico intervenuto il giorno precedente, dicendo: “Sono d’accordo”. E segnala che nella serie di Bellocchio c’è “una evidente visione filtrata della realtà, semplificata, schematica, rigida”. Ma in quel momento io mi accorgo di essere già con la testa da un’altra parte, a ricordare i tempi del circolo del cinema in cui ci riunivamo alla fine delle proiezioni per discutere di Fellini o di Antonioni, secondo prospettive diverse ma, chissà perché, tutte volte a sinistra.

Com’è possibile, allora, quel che succede oggi? Può essere che quanto c’è di negativo affondi le proprie radici in quell’epoca sebbene gli stessi partiti e le stesse persone non esistano più? Ed è un bene che quei partiti e quei politici non esistano più? E ancora: quello di Bellocchio è un segnale di ripulsa verso un’epoca che a suo tempo duramente contestava o è espressione di ripensamenti? Non bastano i volti artificiosamente incartapecoriti, ridotti a maschere o caricature degli attori, per capirci qualcosa. Insomma: personalmente in Esterno notte ho visto un esercizio di tecnica inedito e anche ben fatto di Bellocchio regista (la serie), ma nulla di nuovo riguardo alla sostanza del tema di cui ha trattato: non dico un fatto, ma nemmeno un’idea o un’opinione.

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