Chissà come sarebbe leggere Céline se non avessi seguito da sempre i saliscendi della sua fama, sballottata a destra e a manca, intesa come sinistra: a anni alterni, è stato preso per un gigante e poi dannato all’eterna spazzatura e quindi di nuovo fatto risorgere tra canti d’osanna e assoli di trombone…
Chissà come sarebbe leggere Céline senza pregiudizi, e godere nel trovarlo sgradevole e smodato, cupo e irridente, senza aver scorso le righe delle famigerate Bagatelle per un massacro…
Ma amen, forse Céline un po’ si può leggerlo da capo, e il nuovo inizio sembra permesso dai testi ricomparsi nel 2021 a circa sessant’anni dalla morte dell’autore. Scritti negli anni Trenta, gli furono trafugati nei giorni difficili del 1944.
Siamo all’uscita italiana di un secondo inedito di peso, che non solo per mole ha l’ambizione del gran romanzo. Dai fogli sparsi vengono fuori 500 pagine: Londres, per noi Londra (Adelphi), è stato brillantemente tradotto da Ottavio Fatica per la cura di Régis Tettamanzi che credo stia rimettendo a posto e ricalibrando l’opera di Céline in terra di Francia.

Comunque. Guerre, il primo testo ritrovato, era folgorante nel presentare il ventenne Ferdinand con la testa esplosa nelle trincee della Prima guerra mondiale. Londres, che continua Guerra ed è fradicio anch’esso di umano squallore e humour nero, ne narra invece la diserzione. Tra ronzii, disagi e acufeni, meno spettacolari del botto di granata, ma non meno disturbanti, Ferdinand vaga per la capitale inglese, mischiandosi a malavitosi e donne di bordello, papponi crudeli e trafficanti di miserie. Londres è un romanzo d’avventura, spiega Tettamanzi, e cioè – ma si deve scegliere? – “un romanzo della prostituzione o un manuale di sopravvivenza per disertori”…
Comunque. Mentre illustra a modo molto suo la capitale inglese e la compagnia che Ferdinand s’è scelto, Céline spara a mitraglia frasi che annichiliscono qualsiasi illusione di un borghese quieto vivere post conflitto – l’azione si svolge infatti nel 1916. Dove c’è luce e traffico, ecco apparire gente tronfia e infelice di cui, per Ferdinand, non ne crepa mai abbastanza. Mentre le case appena fuori dai grandi viali sono così tristi da far preferire vivere per strada…
Lui, Ferdinand, tradito dalla prostituta Angèle, con cui se l’era data a gambe in Guerre, si accompagna agli altri expats francesi che fanno i magnaccia, come Cantaloup, o tira a campare insieme a una serie di personaggi in bilico sulla vita, per esempio il rivoluzionario Borokrom, marxista sognatore e attaccabrighe, o un tipico “ebreuccio”, come il dottor Yugenbitz – l’unico personaggio positivo della storia insieme a un gatto? – che dietro la maschera potrebbe nascondere un altro dottore, tal Louis-Ferdinand Destouches…
È a casa Yugenbitz, dove Ferdinand si è temporaneamente rifugiato, e nell’incontro con un bambino malato di tubercolosi, che Céline rende più che evidente il tratto caratteriale che dà peso letterario al suo eroe, quel miscuglio inestricabile di candore e di cinismo che già conosciamo dal Viaggio e da Morte a credito. Un mix che ricompare, carsico e a specchio, nel rapporto con Angèle…
Uomini e donne, appunto. Di sicuro ci troviamo, come spesso in Céline, al di qua o al di là di ogni giudizio morale e “nell’eccesso che autorizza la creazione letteraria”, sostiene Tettamanzi invitando chi legge alla prudenza. Per esempio: si tocca con mano la misoginia, che può divenire pura violenza, ma è altresì assodato che accanto a impietosi ritratti femminili, non brillano per virtù quelli maschili. Matti furiosi, criminali, canaglie e fanfaroni. Per avere un’idea, basta fare un salto nella bettola della Vecchia Croket, dove ci si può scazzottare persino con un orso…

Comunque. Seguire passo a passo Ferdinand vuol dire seguire lo scrittore in fieri Céline, anzi il chroniqueur che sta cercando una nuova storia dopo il Viaggio e testando il suo linguaggio, senza dimenticare che i romanzi ricomparsi meritano la cautela da riservare alle opere non pubblicate in vita. Possono sempre accampare la scusa della prima stesura se (e questa volta, sulla lunga distanza, può capitare) vagabondano a vuoto. Come Guerre, Londres sarebbe, se fosse musica, un first take di un brano di jazz improvvisato in una prosa meticcia, lirica e volgare, fatta di alto e di basso (ancora complimenti a Fatica, cui si pongono difficili scelte linguistiche una via l’altra)…
Tre sono gli inediti ritrovati, e in Francia è già uscito La Volonté du Roi Krogold (Gallimard 2023), sovrano citato anche qui in abbondanza. Aspettiamo, mentre si può già confrontare questa Londra estrema, volgare e pittoresca, con quella più tarda (e autorizzata dall’autore) di Guignol’s Band. Nel caso, può venire comodo il regesto dei personaggi, a fine testo, per capire chi c’è, chi no e chi cambia nome, tra un romanzo e l’altro.
A margine, consiglio di leggere un bell’articolo d’antan sulle Bagatelle e i Grandi Reprobi del passato che Giovanni Raboni scrisse nel 2000, ed è ripreso in questo link. Sotto, invece, trovate un post su Guerra
In apertura, L.-F. Céline negli anni Trenta. Credit: L.-F. Céline by Agence Meurisse cropped by MRCD is licensed under CC BY-SA 4.0.



